Il presidente del consiglio regionale abruzzese: «Sono trasparenza e competenza le nostre chiavi per il porto»

Sabato 25 Settembre 2021 di Lorenzo Sospiri
Lorenzo Sospiri, presidente del consiglio regionale dell'Abruzzo

Caro Direttore, 


in qualità di Presidente del Consiglio della Regione Abruzzo vi dico francamente che non condivido le riflessioni proposte nell’articolo pubblicato in data 23 settembre dal titolo "Ora Acquaroli deve dimostrare se vuole bene a FdI o alle Marche", che, per dirla tutta, apre la strada solo alla triste strumentalizzazione di un tema, l’assegnazione di cariche in seno all’Autorità portuale che vede unite Marche e Abruzzo sotto un’unica sigla, con lo scopo evidente di ripiombare i nostri territori in una becera guerra di campanile o, in alternativa, a una pseudo-battaglia politica in seno al centrodestra.

Nomine al porto, l'arroganza dell'Abruzzo sulla spartizione. Nel silenzio delle Marche solo la voce del Corriere Adriatico

 

Me lo aspetterei da forze politiche di opposizione, dalla sinistra meno esperta di dialettica verbale, non da cronisti che, azzardo, dovrebbero piuttosto prestare spazio a dibattiti tematici. Ma tant’è, e allora prendo spunto dallo stesso articolo per proporre una riflessione critica sul futuro della nostra costa e, inevitabilmente, sul ruolo delle nostre portualità, quella marchigiana e quella abruzzese. La costituzione dell’Autorità Portuale e la decisione di unire le forze del corridoio adriatico in un’unica entità, aveva e ha un unico obiettivo: sfruttare al meglio le potenzialità complementari dei nostri scali, renderli ‘gemelli’ a distanza, magari eterozigoti, ma comunque capaci di dialogare, di progettare, di programmare, e soprattutto di divenire importanti competitor rispetto all’altro versante per sviluppare una poderosa portualità commerciale, peschereccia e un traffico passeggeri che avesse e abbia una effettiva capacità attrattiva rispetto alle grandi compagnie che, normalmente, non guardano al versante adriatico con grande interesse, nonostante la straordinarietà del nostro orizzonte. Giochiamo a carte scoperte, l’Abruzzo, o meglio, non tutto l’Abruzzo ha accolto immediatamente e di buon grado tale decisione, qualcuno, più di uno, avrebbe preferito essere collegato al versante laziale sfruttando delle connessioni che sono evidenti da decenni: un ottimo collegamento autostradale che ci permette di raggiungere la capitale in due ore appena; uno straordinario aeroporto che a tutti gli effetti è considerato il terzo scalo aereo del Lazio; una storia di marketing territoriale e turistico che da sempre rende l’Abruzzo, le sue montagne, il suo mare, e lo stesso porto come meta privilegiata dei laziali. Requisiti, tradizione, che non hanno però inciso sulle scelte portuali e hanno fatto sì, piuttosto, che l’Abruzzo venisse posto sotto l’egida dell’Autorità Portuale marchigiana. Che non significa però rendere l’Abruzzo ‘sottomesso’ alle Marche, e chi lo ha pensato, ha evidentemente equivocato. Unire Abruzzo e Marche sotto la stessa Autorità portuale significa aprire la strada alla complementarietà, alla collaborazione, al confronto, alla capacità di individuare i reciproci punti di forza, ruoli, competenze, professionalità e metterli l’uno al servizio dell’altro, con un unico obiettivo: lo sviluppo economico della costa del medio Adriatico. Che, a questo punto, non può ridursi a una provinciale guerra di campanile su cariche e nomine, né tantomeno a un tentativo di tirare per la giacchetta questo o quel governatore di Regione, tentativo che si ravvisa chiaramente nel suddetto articolo. L’Abruzzo ha un potenziale, una storia, e una tradizione portuale enormi che non possono essere né sviliti, né ignorati da chicchessia: la sua classe dirigente regionale è stata in grado di attrarre sulla nostra portualità investimenti nazionali, non determinati dall’Autorità portuale, che ci stanno consentendo di aprire grandi cantieri per ampliare, ad esempio, lo scalo pescarese, destinato a sviluppare, dopo trent’anni, il traffico passeggeri per le navi da crociera che oggi prediligono la Campania, la Puglia o il Lazio, o per potenziare il traffico merci su Ortona. Due interventi che non hanno sottratto fondi alla sorella Marche, ma stanno camminando su binari paralleli e, lo ribadisco, necessariamente complementari. Sicuramente tale azione non è sfuggita e non sfugge ai colleghi amministratori marchigiani, i quali, piuttosto, nel riconoscere un ruolo amministrativo anche al fratello Abruzzo stanno semplicemente dimostrando quella lungimiranza che ha contraddistinto i nostri rapporti. Non occorre scomodare Guareschi per sottolineare quanto quel tiro della giacchetta nei confronti di Acquaroli sembri solo un tentativo di scatenare una diatriba alla Peppone e Don Camillo in un novello Brescello che rigettiamo perché alla fine conta la meritocrazia. Ovvero: siamo certi che cariche, nomi e ruoli verranno assegnati non sulla base di appartenenze di partito o di natali, ma esclusivamente sulla scorta delle professionalità, delle capacità e del contributo che uomini e donne saranno in grado di dare per garantire la crescita del tandem Marche-Abruzzo. E l’Abruzzo, nello specifico, ha quelle professionalità e non per appartenenze di partito, come avete pensato di poter paventare, tentando di gettare un’ombra di sospetto su una procedura più che trasparente. Lo sa la Regione Abruzzo, lo sa la Regione Marche, ne sia sicuro anche il suo quotidiano.

* presidente del consiglio della Regione Abruzzo

Ultimo aggiornamento: 11:13 © RIPRODUZIONE RISERVATA