L’imprenditore Tombolini accelera la trasformazione: «I marchigiani amano i mezzi a metano, ma devono adeguarsi ai tempi»

Domenica 20 Giugno 2021 di Lolita Falconi
Paolo Tombolini

Siamo alle porte dell’estate. Lei, Pietro Paolo Tombolini, brand manager di Tombolini Motor Company, che stagione intravede? Ci sarà una ripresa dell’economia, della vita o bisognerà aspettare settembre per dare un giudizio?

«Questa estate gli investimenti delle persone saranno per la maggior parte rivolti verso la “vacanza” poiché c’è voglia di allontanare “i brutti pensieri”, ritornare alla normalità, nel frattempo il mondo dell’automotive non starà a guardare e cercherà di coadiuvare questo business sviluppando il noleggio a corto termine, assistenza veicoli per un viaggio confortevole ecc. Insomma tutte quelle soluzioni per agevolare gli spostamenti e far godere alla gente una vacanza tranquilla»

 
Cosa le è mancato di più in tempo di Covid e quindi da che cosa ripartirà?
«Sembra retorico, ma mi sono mancate quelle cose che prima davo per scontate, come uscire a cena, prenotare un viaggio, incontrarsi con gli amici. Questo stop ci ha permesso di ridargli valore. Ho scoperto che la socialità per me è molto importante e che non esiste solo il lavoro, ma che tutta quella parte della nostra vita che dedichiamo al tempo libero e a ciò che in maniera impropria definiamo “intrattenimento o diversivo” è fondamentale per essere appagati e felici». 


Lei è in un settore in forte evoluzione e cambiamento. Che futuro vede per il mondo delle automobili? Come sta cambiando il mercato?
«Siamo in un periodo storico importante, si sta pian piano passando dal termico all’elettrico ed ora ci troviamo ad affrontare questa fase di transizione dove i prodotti sono in forte evoluzione». 


Si parla molto di svolta green e di elettrico: i marchigiani sono pronti al salto?
«Forse per il marchigiano è più difficile che per altri, poiché essendo fortemente innamorato della motorizzazione a metano, radicata nella nostra mentalità più per abitudine che per effettiva necessità, questa transizione green, ha bisogno di essere spiegata ancora meglio per essere compresa. Come tutte le svolte culturali, ha bisogno di tempo e metodo per attecchire sul territorio». 


Pensa sia una moda del momento o un radicale cambio di rotta?
«Non è assolutamente una moda del momento, il futuro è già arrivato e non si potrà mai più tornare indietro sia perché ce lo chiede la tecnologia sia perché ce lo chiede l’Europa. Inoltre abbiamo un impegno e una responsabilità nei confronti dei nostri figli per un mondo più “pulito”».


Il territorio è pronto? Troveremo ovunque punti per fare rifornimento green?
«E’ questa una delle sfide più importanti, perché la predisposizione di colonnine di ricarica è molto più lenta rispetto all’offerta automobilistica dei prodotti. Oramai tutte le case stanno producendo vetture elettriche ed ibride. C’è bisogno che le istituzioni diano una forte accelerazione per far sì che i punti di ricarica siano sempre più facilmente fruibili. C’è comunque un cambio di rotta importante basti pensare che a livello edilizio tutte le nuove abitazioni condominiali hanno predisposto delle colonnine di ricarica». 


Che fine faranno le vecchie motorizzazioni a metano (tanto di moda nelle Marche) e diesel o benzina?
«Piano piano scompariranno e saranno sostituite prima dalle motorizzazioni ibride e poi dal 100% elettrico…è solo questione di tempo, anche nelle Marche».


Suo padre ha fondato la Tombolini Auto nel 1977, lei ha ereditato un’azienda profondamente diversa da allora e la sta portando nel futuro. Come la immagina nei prossimi anni? Spera di lasciarla a sua volta ai suoi figli?
«Dal 1977 ad oggi, quasi tutti i settori merceologici sono notevolmente cambiati, l’automotive negli ultimi 10 anni è cambiato molto, soprattutto nell’approccio con il cliente. Nei prossimi anni lavoreremo sempre di più per assicurare una mobilità economicamente vantaggiosa e possibilmente “senza pensieri”. Spero di lasciare prima di tutto un’azienda che possa “camminare da sola”, con gambe forti, se i miei figli vorranno continuare questo progetto potranno, ma voglio che non si sentano in obbligo di farlo. La gestione di un’impresa deve essere una vocazione, una scelta, e bisogna avere le caratteristiche per farlo, non basta essere semplicemente il “figlio di…”, ci vuole passione e una certa abnegazione e umiltà. Io ho cominciato a lavorare in Tombolini inizialmente come preparatore, poi ho fatto il venditore, il responsabile post vendita, ricambi, magazzino e ad oggi brand manager e amministratore. Una lunga gavetta, necessaria per conoscere tutte le dinamiche del settore e capire al meglio come gestirle». 


Guardando al futuro, lei ha scommesso anche sull’Umbria. Perché?
«Le Marche e l’Umbria, secondo me, sono sempre state delle cugine, ora con la nuova strada Foligno-Civitanova, questo connubio è ancora più forte, le Marche sono il mare dell’Umbria e l’Umbria è il naturale prolungamento montuoso delle Marche con paesaggi e paesi “da favola”. Sotto covid abbiamo deciso di buttare il cuore oltre l’ostacolo ed abbiamo scommesso su questa bellissima regione che ci ha subito accolti a braccia aperte». 

 

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