«Prudenza, più il Coronavirus». Gli imprenditori marchigiani frenano sulla compagnia aerea

Domenica 27 Settembre 2020 di Martina Marinangeli
«Prudenza, più il Coronavirus». Gli imprenditori marchigiani frenano sulla compagnia aerea

ANCONA -  Una compagnia aerea made in Marche? «Valutiamo». La chiamata alle armi lanciata agli imprenditori dal fondo Njord – che ha acquisito la maggioranza di Aerdorica lo scorso anno – per sviluppare i flussi da e per lo scalo regionale raccoglie reazioni tiepide tra i big del territorio. La prudenza dei marchigiani è proverbiale e l’incognita Covid costringe a procedere con il freno tirato, benché quasi tutti siano concordi sulla necessità di un aeroporto che funzioni.

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Tra gli imprenditori contattati c’è anche la famiglia Davanzali, ma non compare nella lista degli oltre 30 che hanno ricevuto la mail dell’avvocato d’affari esperto di diritto societario Paolo Tanoni per sollecitare una partecipazione alla compagnia. Se sia uno dei due soggetti locali che mettono a disposizione 750mila euro ciascuno – sui 5 milioni di euro di capitale sociale previsti –, non è stato reso noto, ma la famiglia Davanzali si è dimostrata interessata sia per dare un sostegno all’imprenditorialità del territorio, sia per un amore per il settore aeroportuale che parte da lontano. Un nome di prestigio legato infatti a quello dell’avvocato Aldo Davanzali, ex presidente della compagnia Itavia che venne travolta dalla tragedia di Ustica.

Nel dream team chiamato a raccolta da Njord, c’è il peso massimo dell’imprenditoria marchigiana Adolfo Guzzini, secondo il quale «si può comprare anche qualche aereo, ma non è importante avere una flotta: servono slot nei Paesi che dobbiamo coprire, mentre i costi fissi irrigidiscono la struttura. So che sono stati fatti budget e considerazioni nel business plan, con tratte nuove ed una stima di passeggeri valutata in 300mila l’anno: magari, ma il rischio d’impresa c’è e la pandemia l’ha dimostrato. È un’idea fattibile ma che ha bisogno di approfondimento e convinzione». 

Pensiero in linea con quello di Francesco Casoli - presidente del Gruppo Elica ed anche lui nella lista di Tanoni – che però sull’ipotesi di una compagnia aerea marchigiana è molto più netto: «il mercato lo fa il mercato, non ha molto senso forzare la mano. Se l’aeroporto di Falconara fosse stato attrattivo ed avesse creato un bacino d’utenza, questi voli già ci sarebbero. Il problema è che ci siamo asciugati in questi anni in cui le infrastrutture non hanno funzionato e sono state fatte delle scelte che non vanno in questa direzione».

Più possibilista Nardo Filippetti, creatore del tour operator Eden Viaggi, per il quale «tutte le iniziative innovative e per il territorio sono ben accette. È una proposta interessante, da cui potrebbe trarre beneficio tutta l’economia del territorio, ma bisogna vedere come è stata ragionata, perché per ora parliamo solo di proiezioni, ovviamente. Aspettiamo una fase 2 in cui qualcuno ci racconti qualcosa di più del progetto: i facili entusiasmi devono essere frenati da un’attenta analisi». Per Massimo Virgili, uno dei più noti e poliedrici imprenditori di Ancona, «l’aeroporto va alimentato, su questo non ci piove. Sull’idea di fare quel tipo di società, devo confrontarmi con gli altri, ma se serve a rilanciare il Sanzio, sarei d’accordo. Il problema è il Covid: se va avanti un altro anno? Il rischio degli investimenti al momento è legato a quello».

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