Il mese orribile di Ancona con 200 positivi Covid al giorno, Maceratese osservato speciale

Mercoledì 3 Marzo 2021 di Lorenzo Sconocchini
Il mese orribile di Ancona con 200 positivi Covid al giorno, Maceratese osservato speciale

ANCONA - Se le Marche sono una regione al plurale, le curve dell’epidemia si adeguano e disegnano tracciati diversi nelle cinque province.

La decisione del governatore Acquaroli di istituire una zona rossa nella provincia di Ancona e mettere sotto osservazione alcuni comuni del Maceratese prende atto di una diffusione del contagio con diversa intensità sul territorio regionale, probabilmente in base alla differente prevalenza della variante inglese, versione più appiccicosa di Sars-Cov-2, con una trasmissibilità stimata superiore del 50% rispetto al ceppo virale originario.

 

Se nella prima fase dell’epidemia, marzo-aprile 2020, era stata la provincia di Pesaro Urbino la locomotiva delle Marche infette, adesso l’epicentro si è spostato verso sud. La provincia di Ancona, dove la mutazione genetica del virus esportata dal Regno Unito è comparsa per la prima volta il 23 dicembre in un cluster familiare a Loreto, a febbraio ha registrato più di 5.600 nuovi contagi, a una media giornaliera di 200 casi che segna un brusco cambio di passo rispetto al trend di gennaio, 135 al giorno.
La provincia del capoluogo assorbe da sola il 45% dei 12.627 positivi diagnosticati nel mese scorso nelle Marche, un po’ meno di gennaio (che però ha 3 giorni in più) ma a una media quotidiana più alta, 451 contro 431. La provincia di Macerata ha avuto una media giornaliera di 81 nuovi positivi, Pesaro Urbino è a 71, Ascoli Piceno a 39 e Fermo a 31. 
Le misure
Le misure di contenimento tentate finora dal governo regionale non hanno dato i risultati sperati. Il tentativo di recintare per quattro giorni (17-20 febbraio) la provincia di Ancona chiudendo i confini e lasciandola in zona gialla è stato come cercare di imbrigliare un treno in corsa avvolgendolo nei fili di seta: non a caso, mentre Ancona continuava a crescere con una progressione geometrica, proprio i comuni del Maceratese limitrofi alla Valmusone e all’entroterra fabrianese hanno avuto bruschi rialzi dei contagi. E non si vedono ancora, ma servirà un’altra settimana per i tempi tecnici di incubazione del virus e di diagnosi, gli effetti della zona arancione istituita dal 23 febbraio in 20 comuni della provincia di Ancona. Ieri, nell’analisi dei test della prima giornata di marzo, c’è stata una discesa dei casi positivi (415 su 2.055 persone sottoposte al test molecolare nel percorso diagnosi, il 20,2%) ma è davvero presto per dire se è il segnale di un’inversione di tendenza, anche perché Ancona ha avuto 194 casi. Pure con questo ribasso, l’incidenza settimanale dei casi resta da febbre alta nelle province più calde: 431 ogni 100mila per Ancona, stabilmente tra le prime province Italiane per nuovi casi in rapporto alla popolazione (ieri al quarto posto) 249 per Macerata, proprio al limite della soglia che con il prossimo Dpcm farà scattare la didattica a distanza. Più indietro le altre: 207 ad Ascoli, 178 a Fermo e 167 a Pesaro Urbino.
Con livelli di contagi così sostenuti, non accenna a diminuire la pressione dell’epidemia sugli ospedali marchigiani. Ieri, nonostante le 42 dimissioni di giornata e i 16 decessi registrati lunedì, il totale dei ricoveri è rimasto stabile, con 648 pazienti Covid (-1 rispetto a lunedì). Aumentano i casi da terapia intensiva, saliti da 74 a 78. In serata l’ultimo bollettino ha registrato altri 11 decessi. Tra le vittime, una nonnina di Camerano che di recente aveva compiuto 106 anni.

 

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