Filmata la benedizione ultimo saluto a distanza: la tecnologia allevia in parte il dolore per chi non può partecipare alla cerimonia

Filmata la benedizione ultimo saluto a distanza: la tecnologia allevia in parte il dolore per chi non può partecipare alla cerimonia
Filmata la benedizione ultimo saluto a distanza: la tecnologia allevia in parte il dolore per chi non può partecipare alla cerimonia
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Venerdì 20 Marzo 2020, 11:05

SENIGALLIA  - Si muore soli e si piange lontano. Ad accorciare l’enorme distanza creata dal Coronavirus è la tecnologia. Nella casa funeraria di Borgo Bicchia è stata celebrata una benedizione, ripresa con il telefono dal titolare dell’impresa che ha poi provveduto ad inviare il video, corredato di fotografie, al figlio. La vittima è un senigalliese residente a Parma che non è morto per il Coronavirus ma la famiglia, pur consentendogli di tornare nella sua città, come desiderava, non ha potuto seguirlo. 

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«Erano presenti solo due parenti del posto al momento della benedizione, che in questo periodo va a sostituire il funerale - racconta Massimiliano Cordella, socio della Casa funeraria Ofr Senigallia – Abbiamo ripreso con il cellulare la breve cerimonia, inviando il video al figlio così che lui e il resto della famiglia, rimasta a Parma, potessero vederla». La tecnologia è l’unico sollievo in questa emergenza sanitaria che ha sancito la fine della pietas. Il doversi staccare da un proprio caro è già straziante, adesso ancora di più. Severamente vietati gli abbracci consolatori. Abolito il funerale. Solo una preghiera frettolosa con pochi intimi a debita distanza. Il malato esce da casa con un’ambulanza. E se non ce la fa arriva al cimitero con il carro funebre. Due viaggi che affronta da solo.

 

I parenti lo vedono portar via su una barella e poi nella bara chiusa. Per chi è in quarantena, e non può uscire da casa, negata anche la benedizione prima della tumulazione. «E’ difficile anche per noi – prosegue Cordella – perché i malati muoiono soli e alle famiglie, per il loro bene, viene chiesto il grande sacrificio di stare lontane. Di non poterli accudire nei loro ultimi giorni e di non condividere il lutto con quanti vorrebbero star loro vicini, limitandosi ai parenti stretti se non sono in quarantena». Nell’ospedale di Senigallia si muore tutti i giorni. Ieri mattina è deceduto un anziano di Pesaro. Aveva il coronavirus che nei giorni precedenti si era portato via suo figlio. Malata anche la moglie. Morire di coronavirus priva i defunti anche del cerimoniale della vestizione. Vengono avvolti in un doppio lenzuolo imbevuto di sostanze disinfettanti senza indumenti. Per chi muore per altre patologie invece la vestizione si può continuare a fare ma senza le affollate camere ardenti, piene di fiori e di gente, come avviene normalmente. 

Problemi in questo periodo si stanno registrando per le cremazioni. «Da qualche giorno Rimini lavora solo con la propria regione – prosegue Cordella -, l’impianto di Fano è ingolfato perché purtroppo la maggior parte dei decessi riguarda la provincia di Pesaro e Urbino. A San Benedetto del Tronto il primo giorno disponibile è il 1° aprile ma i morti da Coronavirus bisogna portarli un quarto d’ora prima e si pone per noi imprese il problema di dove lasciarli nel frattempo tutti questi giorni in attesa. Ad Ascoli c’è disponibilità sempre nei primi giorni di aprile e lì, avendo uno spazio più ampio, le bare si possono portare anche prima».

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