Arrivano con il contagocce, scoppia di nuovo il caso-mascherine: troveremo mai pace?

Mercoledì 13 Maggio 2020 di Maria Teresa Bianciardi
Arrivano con il contagocce, il caso-mascherine: troveremo mai pace?

Arrivano - quando arrivano - a pacchetti da 50. Ma appena si sparge la voce i farmacisti non hanno nemmeno il tempo di sistemarle sul bancone: tempo cinque minuti e sono nuovamente esaurite. È la breve storia assurda delle mascherine chirurgiche, quelle di cui lo Stato ha calmierato il prezzo: 50 centesimi più Iva e guai a sgarrare. Un prezzo popolare, per garantire a tutti la sicurezza di una protezione dal contagio del Coronavirus via aerosol, ma che si sta rivelando l’ennesimo boomerang incontrollabile lanciato sulla partita fondamentale dei dispositivi di sicurezza nelle Marche. Un pasticcio dopo l’altro, sicuramente dovuto dalla necessità di prendere decisioni rapide per contrastare il rischio di contagio ma - nell’ordine - ai marchigiani sono mancate prima le mascherine di ogni tipo e le soluzione disinfettanti, poi l’alcol e tutti i prodotti fai da te, quindi i guanti monouso. E adesso siamo tornati all’origine, con le fasce chirurgiche contingentate e calmierate da un’ordinanza del commissario Arcuri. 

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Federfarma ha cercato di fare chiarezza proprio in queste ore, di fronte ad una difficoltà che non riguarda soltanto la nostra regione: «Si sta concludendo un accordo con un qualificato fornitore nazionale - sottolineano -, che renderà disponibili 5 milioni di mascherine chirurgiche per i prossimi 7 giorni e 10 milioni settimanali, a regime, dalla seconda metà di maggio». Una schiarita per il futuro, ma nel frattempo si naviga a vista. Perché le mascherine, che sarebbero dovute arrivare nelle Marche dal 4 maggio si sono viste soltanto ieri in molte farmacie e a pacchetti da 50. La situazione è praticamente identica in tutto il territorio regionale, anche nelle province dove il Coronavirus non ha attecchito in maniera importante - vedi Ascoli - e nonostante il progressivo calo dei contagi. Il presidente dell’ordine dei farmacisti di Ascoli e Fermo infatti segnala la mancanza di dispositivi a 50 centesimi per questa importantissima Fase 2 ed allo stesso tempo sottolinea la carenza di guasti e disinfettanti come per esempio l’alcol. 

Idem a Macerata, che fino a qualche settimana fa era tra i territori più forniti di mascherine. Ma attenzione: stavolta la situazione è diversa da quella che si era creata nella prima fase dell’emergenza Covid quando i marchigiani facevano i salti mortali per trovare qualsiasi tipo di dispositivi e quando riuscivano ad averli dovevano pagare un prezzo salato. Oggi sono solo le mascherine chirurgiche a prezzo calmierato ad essere ricercatissime e introvabili: le altre ci sono. Come le famose Ffp2 senza valvola che assicura no protezione per se stessi e per gli altri: le farmacie le hanno a disposizione dei clienti ad un costo di circa 6,60 euro. Poi ci sono le mascherine lavabili in cotone, vendute a circa un euro in meno. La situazione non cambia ad Ancona, dove i farmacisti hanno venduto anche le chirurgiche acquistate da distributori non ufficiali e pagate decisamente più dei 50 centesimi decisi dal governo. In questo caso però, un accordo con il commissario per l’emergenza Domenico Arcuri prevede il rimborso del costo totale sostenuto dai farmacisti. E proprio Arcuri ieri è intervenuto in maniera dura sulla vicenda: «Il prezzo delle mascherine chirurgiche a 50 centesimi + Iva, ovvero a 61 centesimi, è e resterà quello.

Purtroppo per gli speculatori e altre categorie simili questo è e sarà. E se ne dovranno fare una ragione. La giungla che abbiamo lambito, la speculazione che abbiamo osservato non c’è più e non tornerà». Parole dure che hanno colpito l’intera categoria dei farmacisti, in prima linea fin dall’evolversi dell’infezione da Coronavirus e che ha contato anche 16 morti da Covid.19.

Nelle prossime settimane le mascherine a 50 centesimi si troveranno anche nei tabaccai, come ha spiegato il commissario annunciando la firma «nei prossimi giorni con l’associazione dei tabaccai, che ha 50 mila di punti vendita nel paese. Abbiamo sottoscritto i primi due accordi non esclusivi (con la grande distribuzione e con la distribuzione dei farmacisti, ndr) e confidiamo di farne altri ancora con reti di distribuzione altrettanto massicce». Insomma gli accordi non mancano, ma nella sostanza questi saranno giorni di passione, in attesa che tutti i canali di distribuzione raggiungano come si deve supermercati, farmacie e tabaccai per garantire a tutti i cittadini la protezione da Coronavirus a prezzi accettabili. Intanto l’unica provincia che sembra resistere in questo difficile momento è quella di Pesaro Urbino, territorio fra l’altro più colpito dal virus con conseguenze drammatiche anche per l’elevato numero di decessi. Le farmacie comunali infatti hanno ancora a disposizione una scorta, destinata comunque a terminare nel giro di poco tempo, vista la richiesta pressante e continua. Di emergenza in emergenza la guerra al Covid-19 si combatte da tre mesi e su diversi fronti. Difficile dimenticarlo.

Ultimo aggiornamento: 09:52 © RIPRODUZIONE RISERVATA