Bankitalia: «Pil Marche in caduta libera, reggono turismo ed edilizia. Devastante l’impatto del Covid, peggio del dopoguerra». Ecco cosa è successo

Giovedì 24 Giugno 2021 di Francesco Romi
Bankitalia: «Pil Marche in caduta libera, reggono turismo ed edilizia. Devastante l’impatto del Covid, peggio del dopoguerra». Ecco cosa è successo

ANCONA Che il 2020 sia stato un annus horribilis per le famiglie e il sistema economico delle Marche non c’erano dubbi, ma che «l’impatto della pandemia sia stato senza precedenti» e con conseguenze «mai così pesanti dai tempi del secondo Dopoguerra» è stato come mettere le dita in una ferita ampia e già aperta. L’industria ha chiuso l’anno scorso con l’8% in meno dei fatturati, con il -12% dell’export che è più un campanello d’allarme (come sanno bene gli imprenditori della calzatura, ndr.); gli investimenti sono calati del 15%. Giù anche il reddito delle famiglie (-2% è però un valore contenuto) e i consumi (-11%, soprattutto conseguente ai timori delle persone e alle attività chiuse), così come l’occupazione, a -2,2% (in linea con la media italiana) ma solo grazie ai diversi provvedimenti di sostegno attuati dal governo.

 

 
Da difetti a pregi
Banca d’Italia stima che a fine 2020 il calo del Pil regionale è stato dell’8,9%, in linea con la media italiana, frutto di un primo semestre pauroso e riportato appena su dal contributo offerto in estate dal turismo. «Un anno con un andamento speciale --, ha ripetuto più volte Gabriele Magrini Alunno, direttore della sede di Ancona - con la pandemia che è stata selettiva, penalizzando solo alcuni settori e colpendo, all’interno delle comunità, soprattutto le famiglie monoreddito e precarie». Ma dentro il Report ci sono diversi segnali positivi. E il primo riguarda proprio il turismo: da decenni si continua a ripetere che quello delle Marche è troppo focalizzato sul mare, sul mercato italiano e sull’estate, ma sono stati proprio queste tre debolezze a frenare la caduta dell’economia regionale. Senza il trimestre giugno-agosto, il bel tempo e i vacanzieri di casa nostra sarebbe stato più di un disastro. L’altra buona notizia riguarda l’edilizia, settore che fino a un anno fa era tra quelli più colpiti dalle crisi ripetute dell’ultimo decennio. Ebbene, se si escludono i due mesi di lockdown (marzo-aprile), la crescita è stata veloce e consistente tale da garantire un recupero completo. A spingerla sono stati l’accelerazione della ricostruzione post-sisma e il bonus del 110% per le ristrutturazioni.


E il credito gira
Banca d’Italia ha acceso un faro sugli istituti di credito e, anche su questa voce, non mancano elementi di positività. Nel corso del 2020, i prestiti sono cresciuti del 5%, spinti soprattutto da quelli alle imprese, che sono cresciuti del’8,2% (solo +1% quelli alle famiglie) e, in particolare a quelle di più piccola dimensione (+5,3%), dopo almeno un decennio di continui segni negativi. Contemporaneamente, c’è stata una netta espansione dei depositi: +5,9% quelli delle famiglie e +35,8% quelli delle imprese, i cui saldi finanziari sono migliorati, che è conseguenza di un atteggiamento di precauzione in attesa della ripresa. Sì, perché gli imprenditori si sono detti immediatamente pronti a nuovi piani espansivi. Una promessa che si somma al miglioramento del clima di fiducia dei consumatori e, nonostante un primo trimestre stagnante, a una crescita del Pil che per le Marche è prevista in linea con la previsione nazionale (+4,5%). Insomma, si prospetta una ripresa immediata e importante.


Non solo resilienza
Il 2020 poteva essere un anno ancora più orribile? Decisamente sì. Ma se si torna indietro al quinquennio di grande recessione 2008-2013, la crisi pandemica ha trovato un sistema economico diverso: «Allora si partiva con aziende più fragili e più indebitate – spiega Giacinto Micucci, capo del centro studi della sede di Ancona di Banca d’Italia -, mentre il Covid ha trovato una maggiore solidità finanziaria delle imprese: è verosimile che la crescita del grado di indebitamento delle imprese a fine 2020 non sarà mai su livelli osservati nelle crisi dell’ultimo decennio». Si è confermata «la forte resilienza dell’economia delle Marche» (parole di Magrini Alunno), proprio la crisi pandemica ha rimesso al centro una criticità patologica della nostra regione: la carenza delle infrastrutture. Ma se per quelle materiali l’orizzonte dei progetti è – purtroppo – solo quello del medio-lungo periodo, per quelle immateriali è necessario correre, possibilmente più veloce di quanto abbia fatto la pandemia. Lo certifica anche la Banca d’Italia: «Nelle Marche, c’è stata meno cig dove era maggiore la presenza degli strumenti digitali, che ha consentito alle imprese e agli addetti di ricorrere al lavoro agile a distanza».

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