Ballottaggio, M5S e socialisti non si rassegnano. Gostoli: non è in discussione. Ma qualcuno nel Pd ci pensa

Sabato 16 Novembre 2019 di Martina Marinangeli
ANCONA La sua modifica è stata approvata esattamente un mese fa, ma la legge elettorale torna a far parlare di sé nei corridoi di Palazzo. Dopo il disco verde alla doppia preferenza di genere ed all’innalzamento del quorum per il premio di maggioranza al 40% - con secondo scaglione fissato al 43% - ora è attorno al ballottaggio che si sta creando una trama di interessi trasversali. Sono i piccoli partiti del centrosinistra a risollevare la questione in una trama che si è cominciata a tessere nell’ultimo consiglio regionale: l'asse è tra loro e il Movimento 5 Stelle pronto al piano A “Presento un candidato” per poi eventualmente passare al piano B “Decido con chi schierarmi per la sfida finale”. Un risiko che al momento è composto al 99% da fantapolitica: ma nella remotissima ipotesi in cui dovesse realizzarsi, trasformerebbe le Marche in un laboratorio unico nel suo genere. Infatti non esiste regione in Italia che abbia adottato il ballottaggio per l’elezione del governatore.

 

Uniti per le Marche da una parte, pentastellati dall’altra, giovedì hanno presentato il conto chiedendo di ricominciare il confronto in commissione. Uno spiraglio ad ulteriori possibili revisioni era stato lasciato aperto proprio durante la seduta del Consiglio regionale del 15 ottobre, quando la nuova legge elettorale venne approvata a maggioranza. Su istanza del consigliere Pd Traversini, supportato dal collega pentastellato Fabbri, l’Aula si era presa l’impegno di riportare sui tavoli della Commissione affari istituzionali le altre proposte di modifica rimaste in sospeso. Come la ridefinizione dei collegi elettorali e, appunto, il ballottaggio.  Ne fa una questione di «rispetto per tutte le liste e le coalizioni» l’assessore Pieroni, in quota Psi all’interno di Uniti per le Marche: «Noi siamo per il ballottaggio e l’abbiamo sempre detto. È importante, se si vuole fare un progetto che vada oltre il centrosinistra (apparentamento giallo-rosso, ndr) che a monte ci sia un confronto sulle proposte programmatiche, per evitare che gli elettori lo percepiscano come finalizzato unicamente alle urne». E il grillino Maggi, capogruppo pentastellato in Regione fa eco: «Ho sollecitato l’argomento in Commissione - fa sapere - chiedendo di tornare a parlare di legge elettorale e trovando in questo anche la sponda di alcuni consiglieri del Pd. Il ballottaggio rappresenta un atto di completa democrazia per far scegliere ai cittadini chi deve governare. Se nessuno dovesse raggiungere la soglia del 40%, sarebbe poi l’Aula a deciderlo». Il Pd invece va in ordine sparso, ma non è una novità, con il segretario regionale dem Giovanni Gostoli che liquida la questione: «Non stiamo parlando di ballottaggio, siamo impegnati in altro», leggi la grana del Piano socio sanitario. Così succede che anche se per il gotha del partito marchigiano il ballottaggio non esiste, nei palazzi della Regione se ne parla eccome, e anche tra i democrat c’è chi non disdegna l’idea. «In Aula ci siamo presi l’impegno di riportare il ballottaggio in Commissione - fa sapere il presidente Francesco Giacinti - personalmente non sono per una chiusura netta sulla questione». Tra i possibilisti ci anche il vicepresidente del Consiglio Minardi ed il presidente Mastrovincenzo. Per il no è invece il neo capogruppo dem Micucci che, in linea con la filosofia della giunta, non vede di buon occhio il ballottaggio: «Il primo turno diventerebbe una sorta di Primarie e, in ogni caso, il ballottaggio non sposta gli equilibri».
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