Uccisa dal figlio a San Severino, i vicini di Maria Bianchi sotto choc: «Michele non sta bene»

Uccisa dal figlio a San Severino, i vicini di Maria Bianchi sotto choc: «Michele non sta bene»
Uccisa dal figlio a San Severino, i vicini di Maria Bianchi sotto choc: «Michele non sta bene»
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Lunedì 28 Novembre 2022, 03:40 - Ultimo aggiornamento: 15:16

SAN SEVERINO - «Un accadimento orribile, che inorridisce per le modalità con cui si è consumato ma anche per il fatto che è avvenuto in casa, tra le mura domestiche, in un luogo che dovrebbe invece assicurare protezione e dare tranquillità. La nostra collettività è una piccola comunità, dove ci si conosce un po’ tutti, ed ora siamo tutti sotto choc per questa ennesima violenza. Siamo tutti sconvolti per un episodio di violenza domestica che rimanda ad altri accaduti di recente ma anche nel passato». Con queste parole il sindaco di San Severino, Rosa Piermattei, ha commentato l’omicidio di Maria Bianchi per mano del figlio ieri pomeriggio avvenuto nella sua città. 

 
I ricordi


«Entrambi gestivano un bar in via Raffaello Sanzio, all’incrocio con via Dante Alighieri – ricorda un signore che ha abitato per circa vent’anni nella zona residenziale settempedana vicina ai giardini pubblici Coletti, duramente colpita dal sisma del 2016 -. Michele lo ricordo come un giovane educato». Lavorava al bar «che gestiva con l’anziana madre dopo che il padre, originario di Serrapetrona, era morto negli anni antecedenti al sisma. I genitori – prosegue l’ex vicino di casa - hanno avuto sempre cura di Michele, supportandolo in ogni momento della sua vita. La stessa attività del bar non brillava per frequenza di avventori, soprattutto dopo che alcune famiglie erano state costrette a traslocare a causa dell’inagibilità delle proprie abitazioni per i danni del terremoto, ma era un esercizio che impegnava Michele, riempiva positivamente le sue giornate e perciò i genitori, che disponevano di buone possibilità economiche e non esitavano a metterle a disposizione del figlio, l’avevano mantenuta». 


Il dolore


Un’anziana signora che vive di fronte all’abitazione dei Quadraroli, sita all’inizio di via Raffaello Sanzio, si affaccia alla finestra e chiede lumi. Alla ferale notizia della morte di Maria si commuove: «L’ho vista stamattina (ieri mattina, ndr) sulla terrazza, con il cagnolino che portava sempre a spasso. Non ci posso credere che non ci sia più» e si ritira mestamente. Nei pressi dell’appartamento in cui si è consumato il terribile evento si forma un capannello di persone. Asserisce una donna che abita nelle vicinanze: «Michele non stava bene».

«Eppure – le fa eco il marito -  conversava amichevolmente con i clienti e con gli anziani del luogo che si sedevano al bar, soprattutto d’estate, per fare una partita a carte. Non pensavo che potesse arrivare a tanto, povera Maria, sono stati sempre insieme». 

Poi, nel primo pomeriggio di ieri, la tragedia, che ricorda, al contrario, quella avvenuta alla vigilia di Natale del 2014 quando la mamma del piccolo settempedano Simone Forconi, alunno di terza media, lo uccise con una serie di coltellate. 

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