Teme ritorsioni per la sua famiglia, interprete nigeriano chiede protezione. L'imputato conosce Oseghale

Martedì 14 Gennaio 2020
Il Tribunale
MACERATA - L’imputato conosce Innocent Oseghale e l’interprete che ha tradotto le intercettazioni della procura in entrambe le indagini teme per eventuali ritorsioni nei confronti della propria famiglia, in aula viene apposto un paravento per evitare che l’imputato possa vederlo. È accaduto ieri in tribunale. Erano da poco passate le 14 quando è stato chiamato il processo a carico di un nigeriano di 23 anni accusato di molteplici cessioni di eroina e marijuana, in totale circa un chilo di droga. Parallelamente alle indagini sull’omicidio della diciottenne romana i militari avviarono altre attività per ricostruire la rete di spaccio intessuta dai nigeriani. Dall’analisi dei tabulati telefonici del pusher finito ieri sul banco degli imputati, i militari tracciarono i contatti tra gli spacciatori connazionali accertando che il 23enne conosceva Oseghale (condannato in primo grado all’ergastolo per l’omicidio di Pamela Mastropietro) e altri venditori di droga a lui vicini. Per la procura il 23enne è il capo di un sodalizio di pusher. Nel corso delle indagini i testi delle intercettazioni furono tradotti in italiano dallo stesso interprete che effettuò le traduzioni nel procedimento a carico di Oseghale e il traduttore, i cui parenti vivono tutt’ora in Nigeria, temendo eventuali ritorsioni, ha chiesto che venisse tutelata la sua privacy. 
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