I dehors sono pronti. I ristoratori e il ritorno in zona gialla: «Poche prenotazioni e incognita meteo»

Lunedì 26 Aprile 2021 di Andrea Mozzoni
Uno dei dehors montati a Macerata

MACERATA - Ristoratori di Macerata oggi al lavoro con un occhio alle distanze e l’altro al meteo. Tra preoccupazioni e mugugni è arrivato il giorno delle ripartenze all’aperto anche nel capoluogo di nuovo in zona gialla.

 

Un’organizzazione anticipata rispetto a quella estiva che a qualcuno ha ricordato solo per gli sforzi da compiere i preparativi di maggio per la Festa dell’Europa. Le attese, come è immaginabile, sono diametralmente opposte se non irrisorie in una settimana caratterizzata ancora da basse temperature. Dal canto suo il Comune ha emesso un’ordinanza a firma del sindaco Sandro Parcaroli per agevolare gli esercizi di ristorazione e i bar nella maggiore occupazione di suolo pubblico (esente da pagamento) del 20% fino al 31 luglio e fino a un massimo di 25 mq aggiuntivi attraverso l’invio di una pec. Il tutto garantendo il transito dei mezzi di sicurezza, il passaggio dei pedoni e lo svolgimento del mercato settimanale. Nel rispetto dei limiti all’orario di spostamento vigente, tuttavia, la somministrazione dovrà terminare almeno 30 minuti prima del coprifuoco nazionale delle 22.
«Se il tempo è buono proveremo ad aprire anche a cena, abbiamo uno spazio esterno con pochi tavoli, forse ora una decina, ma speriamo di avere qualche cliente per ripartire - spiega Nadia Lattanzi del ristorante Il Cortile -, con questi orari a che ora dovrei far mangiare le persone la sera? Siamo distrutti e alla fine della stagione chiuderemo comunque, forse anche prima se non riusciremo a offrire un servizio come si deve». Meno posti vuol dire anche difficoltà a rientrare nelle spese dopo oltre trent’anni di attività: «Si tratta solo di perdere la pensione e i risparmi - aggiunge -, luce e gas vanno pagati, così come l’affitto, non possiamo mettere il personale, ma neanche alzare i prezzi. I ristori sono stati una sciocchezza e il nostro stato d’animo e a terra: per fortuna abbiamo dei clienti speciali che non ci hanno mai fatto mancare il loro affetto, ma nel nostro cuore c’è una profonda tristezza».
A riaprire all’esterno è anche Il Quartino di Andrea Orazi: «Noi abbiamo già gli operai convenzionati dentro e speriamo di avere qualche cliente fuori - dice -, l’incognita grande rimane quello della pioggia e del freddo: come faccio a comprare le materie prime necessarie? Poi si interrompono il pranzo o la cena chi paga?». Lo spazio in Corso della Repubblica non mancherebbe: «Il problema è la temperatura e vedere se la gente avrà voglia di uscire, continueremo a fare l’asporto e cerchiamo di andare avanti. L’amarezza è che locali come il mio avrebbero comunque potuto servire all’interno anche con distanze superiori ai due metri». I preparati per la riapertura hanno seguito passo, passo le previsioni e le decisioni governative: «I dubbi sono tanti, noi lo possiamo fare perché siamo in famiglia e mettiamo in campo le nostre energie - afferma Letizia Carducci dell’Osteria dei Fiori -, rispetto ai dipendenti e alle normative che dobbiamo rispettare sicuramente fino a giugno il gioco non varrà la candela: i posti sono pochi e il tempo è incerto. Il nostro dehor riparato non potrà più esserlo e le persone che decideranno di andare al ristorante crediamo che saranno un numero esiguo. Staremo aperti comunque anche a cena perché c’è bisogno di dare un servizio anche se per piccoli numeri».

 

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