Allarme nel mondo dell’edilizia anche tra gli artigiani e i piccoli imprenditori: «Materiali introvabili e prezzi esorbitanti. Si lavora in perdita»

Venerdì 18 Marzo 2022 di Mauro Giustozzi
Allarme nel mondo dell edilizia anche tra gli artigiani e i piccoli imprenditori: «Materiali introvabili e prezzi esorbitanti. Si lavora in perdita»

MACERATA  - Sospensione cantieri della ricostruzione e del Superbonus, dopo Ance anche gli edili delle associazioni artigiane minacciano un fermo dell’attività che si profila se la situazione non cambierà rapidamente. Molte imprese che lavorano in subappalto, ma anche coloro che hanno propri cantieri, al pari delle aziende più grandi e strutturate, sono allo stremo. I prezzi dei materiali di costruzione che già erano pressoché raddoppiati nell’ultimo anno, sono ulteriormente schizzati. Risultano praticamente irreperibili se non a costi insostenibili bitume, acciaio e alluminio. 

 

 
A peggiorare ulteriormente le cose, c’è il macroscopico rialzo di gasolio e carburante che sta mettendo a rischio i trasporti e la gestione delle consegne. «Da giorni – afferma Giuliano Fratoni, responsabile degli edili di Confartigianato Imprese– stiamo ricevendo il grido di allarme delle nostre imprese che denunciano una situazione ormai fuori controllo, con prezzi alle stelle e materiali introvabili. Quello che accade nei grandi appalti e cantieri avviene a cascata anche per le aziende di dimensioni ridotte. Le attività stanno rallentando ed alcuni casi si fermano proprio. Quando fai l’ordine il prezzo te lo fanno alla consegna non quando firmi il contratto. E’ diventata una situazione insostenibile: non si termina un lavoro perché manca un materiale e se non finisci il cantiere poi non incassi. Faccio l’esempio degli infissi divenuti introvabili ed i materiali che acquistiamo dall’estero che non arrivano più. I tempi si allungano e non riusciamo più a rispettare i tempi di consegna che avevamo stabilito con chi ci commissiona il lavoro». 


Questo comporta anche l’impossibilità di concludere i lavori ed aprirne di nuovi perché materiali, macchinari e manodopera non può essere spostata altrove non riuscendo a concludere le opere nella tempistica calcolata. «E neppure il nuovo prezziario sisma che uscirà a breve sarà di grande aiuto, perché con questi aumenti sarà già vecchio prima di essere applicato - prosegue Fratoni -. I prezzi sono talmente elevati che non si riesce a starci dentro». Alcune imprese, in particolare quelle legate al 110%, sono pronte a lavorare calcolando una perdita nei guadagni pur di concludere l’intervento, altrimenti non rispettando i tempi salterebbe la cessione del credito. «I fornitori sono gli stessi per cui i costi che ha una grande azienda sono identici a quelli di chi è più piccolo - dice Alessio Cipollari associato Cna e titolare di un’impresa di Belforte del Chienti-: ci sono colleghi che mi chiamano tutti i giorni, c’è chi vuole chiudere i cantieri, chi non trova materiali, c’è chi compra il ferro rimettendoci pur di concludere il lavoro legato al 110% che ha scadenze rigidissime, col Sal previsto a giugno e la chiusura dei lavori a fine anno.

In questo caso la differenza è tra prendere di meno o non prendere nulla, non si tratta di rimettere su una singola lavorazione ma su tutta l’opera. In particolare per abitazioni che vengono demolite e ricostruite ex novo il problema è serio e si arriva a rimettere parecchie migliaia di euro pur di completare il lavoro. Peraltro io stesso, ma anche tanti altri colleghi, non firmiamo più contratti, e parlo di contratti da 800mila euro o un milione, proprio perché di fronte a questa incertezza generale ed aumento esorbitante di costi i rischi sono troppo elevati». 


Soluzioni all’orizzonte possono essere l’utilizzo di diversi prezziari edili, non solo quello del cratere sismico, abbassare le accise sui carburanti e calmierare la bolletta elettrica. «Non si può lavorare in rimessa –conclude Cipollari- per cui noi piccoli portiamo avanti adesso solo lavori di ristrutturazione e non nuove costruzioni. Però il rischio concreto è che si blocchi tutto proprio quando c’era tanta richiesta di lavoro a cui le ditte stesse non riuscivano a far fronte». 

 

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