Cingoli, minacciò gli ispettori dell’Asur con un defibrillatore (guasto). Condannato il titolare di un centro fisioterapico: dovrà scontare quattro mesi

Cingoli, minacciò gli ispettori dell Asur con un defibrillatore (guasto). Condannato
Cingoli, minacciò gli ispettori dell’Asur con un defibrillatore (guasto). Condannato
di Benedetta Lombo
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Martedì 24 Ottobre 2023, 02:10 - Ultimo aggiornamento: 25 Ottobre, 15:08
CINGOLI Aveva minacciato gli ispettori dell’Asur con un defibrillatore guasto, titolare di un centro fisioterapico condannata a quattro mesi, assolto il direttore sanitario. Il fatto risale al 19 aprile del 2018 quando il dirigente medico e il tecnico della prevenzione del Servizio di igiene e sanità pubblica e il medico responsabile del Servizio di medicina dello Sport, tutti del Dipartimento di prevenzione dell’Area Vasta 2 di Jesi effettuarono un controllo a un centro medico all’interno di un centro fisioterapico di Cingoli.  


I controlli


Nel corso dei controlli gli ispettori contestarono alla titolare della struttura che il defibrillatore non era funzionante, lei rispose che il guasto era dovuto alla batteria guasta, ma all’osservazione che il presidio era obbligatorio lei avrebbe reagito urlando e brandendo il defibrillatore: «Chi vi ha mandato? Siete venuti a incastrarmi! Andate via altrimenti ve lo tiro!». Dopo un mese gli ispettori tornarono. Era il 22 maggio la titolare chiamò al telefono il direttore sanitario del centro e inserì il vivavoce: il medico si rivolse al dirigente medico dell’Asur apostrofandolo con parole poco garbate e aggiungendo: «Quando ti cerco non ci sei mai al lavoro, rubi i soldi». Ne era seguita una denuncia nei confronti di entrambi e al termine delle indagini preliminari il pubblico ministero Rita Barbieri dispose il decreto di citazione diretta a giudizio contestando alla titolare del centro fisioterapico il reato di minaccia a pubblico ufficiale e al medico oltraggio a pubblico ufficiale. Ieri la discussione: il pm Emanuela Bruno ha chiesto la condanna di entrambi a sei mesi di reclusione, il giudice Domenico Potetti ha condannato la donna a quattro mesi e ha assolto con formula piena il medico. Entrambi difesi dall’avvocato Francesco Nucera, una volta lette le motivazioni della sentenza l’imputata potrà decidere se impugnarla in Appello.
 

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