Vaccini ai professori, cresce il pressing nelle scuole per il nuovo anno scolastico: «Sì, l’obbligo è giusto»

Giovedì 29 Luglio 2021
Vaccini ai professori, cresce il pressing nelle scuole per il nuovo anno scolastico: «Sì, l obbligo è giusto»

FERMO - Ben vengano i vaccini obbligatori, se serviranno a tornare in classe in presenza. È un sì convinto quello delle scuole del Fermano. A un mese e mezzo dal ritorno in aula, il dibattito s’infiamma. L’ipotesi di obbligare i lavoratori della scuola – quindi presidi, insegnanti e personale Ata – a vaccinarsi, prende sempre più piede.

 


La decisione arriverà nei prossimi giorni, sulla scia dell’evoluzione dei contagi. E, per le capienze, riguarderà anche il trasporto scolastico. Due facce della stessa medaglia, come questi due anni hanno insegnato. I dirigenti aspettano lumi. Dicono che si adegueranno alle disposizioni del ministero. E che buona parte del personale s’è già vaccinato. Quanti ne mancano all’appello, però, non lo sanno. Perché c’è la privacy. «Sono favorevole al vaccino obbligatorio. Se vogliamo salvare la scuola in presenza, per forza di cose dobbiamo avere delle tutele. Altrimenti, saremo costretti a fare come in questi due anni, con continue interruzioni», spiega la preside dell’isc Da Vinci-Ungaretti di Fermo, Maria Teresa Barisio. Che, però, è convinta che, alla fine, l’obbligo non sarà introdotto, «perché è una decisione impopolare e il ministero farà marcia indietro». D’accordo con la vaccinazione obbligatoria anche Annarita Bregliozzi. «Speriamo solo che non decidano all’ultimo minuto», dice la dirigente dell’isc Pagani di Monterubbiano.


«Sembra tutto tanto contraddittorio. Non possiamo chiedere ai dipendenti se sono vaccinati o no. Ma, in base alle ore chieste e ai giorni di malattia per gli effetti, la percezione è che, da noi, docenti e collaboratori si siano vaccinati in massa». Qualche perplessità la dirigente la esprime sui vaccini per i ragazzini. «Se tutti gli altri fossero vaccinati, il rischio per loro sarebbe minimo e non ci sarebbe la necessità di vaccinarli», spiega Bregliozzi che teme «una grande reazione da parte delle famiglie, che non farebbe bene a nessuno». Ogni giorno, gli insegnanti sono a contatto con decine di studenti. Se fossero vaccinati, sarebbero più protetti loro e metterebbero meno a rischio i ragazzi e, a cascata, le loro famiglie. È il ragionamento che fa la preside dell’Ipsia Ricci, Annamaria Bernardini. Quando è stato il loro momento, i primi ad aderire alla campagna vaccinale sono stati educatori e maestri d’asilo, a contatto tutto il giorno coi piccoli senza mascherine.


Parecchi degli altri hanno temporeggiato. Poi c’è stato il patatrac di AstraZeneca, le seconde dosi “miste” per i più giovani, i dubbi, le paure e tutto il resto. Una vaccinazione tribolata, insomma, quella della scuola. Che, adesso, si vorrebbe accelerare. «Se è stato fatto per i lavoratori della sanità, può essere fatto anche per quelli della scuola. I principi sono simili, visto che entrambe sono professioni che hanno a che fare con platee abbastanza importanti», dice Bernardini. Che, nel vaccino obbligatorio, vede «anche un modo per tutelare gli stessi docenti, visto che, per gli studenti, la vaccinazione non è obbligatoria».


Non si sbottona, invece, Stefania Scatasta. La preside dell’Iti Montani aspetta le disposizioni del ministero. «Chiaramente ho una mia idea – fa sapere – che, però, è secondaria rispetto a quanto decideranno gli organi competenti. Rientrare in presenza dall’inizio dell’anno è l’obiettivo di tutti. Per quanto ci compete, ci stiamo organizzando in questo senso».

 

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