Oltre duemila tamponi e nove positivi, dopo lo screening le scuole superiori sono pronte a ripartire

Lunedì 25 Gennaio 2021 di Francesca Pasquali
Oltre duemila tamponi e nove positivi, dopo lo screening le scuole superiori sono pronte a ripartire

FERMO - In fila indiana. Cappucci in testa e ombrelli in mano. Si sono presentati in 2.160, ieri al Fermo Forum, per lo screening per le superiori, in vista del ritorno in classe di oggi. Nove i tamponi positivi a fine seduta. Nel punto allestito ad Amandola, in modalità “drive”, i test effettuati sono stati 201, con due positivi. Nel centro fiere di Molini si entrava, invece, a piedi, «per velocizzare il flusso». Foglio con i dati da compilare all’ingresso, accettazione e tampone in uno dei dieci box. Il risultato si aspetta fuori. Se è negativo, si torna a casa. Se è positivo, si sale sul camper per il test molecolare. Venti gli infermieri impegnati, più dodici amministrativi e otto volontari della Protezione civile.

 

 

Le macchine sfilano e parcheggiano. Dentro, genitori che accompagnano i figli minorenni. I più grandi vengono da soli. Ci sono presidi e insegnanti, tecnici, applicati di segreteria e bidelli. Arriva una maestra delle elementari. Chiede se può fare il tampone. «È solo per le superiori», fa un addetto all’ingresso. La maestra gira i tacchi e se ne va. Mentre aspettano, i ragazzi non hanno molta voglia di parlare. Sono contenti di tornare in classe, ma anche un po’ nervosi, dopo tanto tempo di lezioni via computer. «Un po’ fastidioso, ma tutto bene», dice uno appena uscito dal box.

Fa qualche passo e aspetta il risultato. Alle 11 arriva Licio Livini. Con lui c’è il direttore delle Professioni sanitarie, Renato Rocchi. Guarda la fila che scorre, il direttore dell’Area vasta 4. Ha l’aria soddisfatta. «L’abbiamo messo in piedi in due giorni – spiega –, il posto si presterebbe a ospitare anche le vaccinazioni di massa». Se e quando arriveranno i vaccini. Finora, ne sono stati fatti 2.600. Le scorte, in questo momento, sono risicatissime. Quelle che ci sono servono per garantire le seconde dosi, che saranno somministrate fino al 4 febbraio, e scongiurare il rischio di annullare l’effetto delle prime e di dover ricominciare da capo.

«Per allora – dice Livini –, contiamo di averne altre. Mi auguro che altre aziende mettano a disposizione i loro vaccini. Per la vaccinazione di massa, ne serve uno facilmente utilizzabile, come quello antinfluenzale». L’altro ieri, il Covid ha fatto altre due vittime. Al Murri sono morte due anziane di Fermo. Una aveva 83 anni, l’altra 76. Dopo due settimane drammatiche, da oggi l’ospedale ricomincia a respirare.

«Se tutto andrà come ci auguriamo, saremo nelle condizioni di entrare in una fase nuova, ripartendo con un minimo di attività in più di sala operatoria e di ricoveri chirurgici», fa sapere il direttore dell’Av 4. Nei reparti, le camere con tre pazienti diventeranno da due e saranno aumentate le singole. «Perderemo qualche posto, ma permetteremo all’ospedale di vivere», spiega Livini.

Che non ha digerito il fuoco incrociato di attacchi sotto cui è finito negli ultimi giorni. A colpirlo, soprattutto quelli del sindacato dei medici ospedalieri, che aveva denunciato la situazione di disagio dei primari. Si dice «molto ferito», Livini. «Nei loro confronti – aggiunge – ho lo stesso rispetto che hanno nei miei: zero. I miei primari hanno preso le distanze. Certe affermazioni creano un alone diffamatorio. Ho chiesto ad Acquaroli di verificare se qualcuno in Av 4 ha sbagliato. In quel caso, dovranno esserci conseguente. In caso contrario, pretendiamo una presa di posizione forte da parte del sistema».

 

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