Pane più salato: le bollette da incubo spingono in alto i prezzi dei fornai del Fermano

Pane più salato: le bollette da incubo spingono in alto i prezzi dei fornai del Fermano
Pane più salato: le bollette da incubo spingono in alto i prezzi dei fornai del Fermano
di Pierpaolo Pierleoni
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Domenica 11 Settembre 2022, 02:35 - Ultimo aggiornamento: 12 Settembre, 16:34

FERMO - Costa tutto di più, bollette e materie prime spolpano le aziende ed anche il prodotto finale, come una semplice fila di pane, ne risente. Il caro bollette allarma tutte le aziende e il settore della panificazione non è da meno. Rincari a raffica, quelli che fornerie e panifici si trovano a fronteggiare già dall’anno scorso.

Un aumento dietro l’altro che alla lunga va a pesare anche sul costo per il consumatore finale. «Abbiamo deciso di stringere i denti e di non toccare i prezzi fino a due mesi fa, poi un piccolo incremento è stato inevitabile», spiega Paolo Totò, titolare della Forneria Totò di Sant’Elpidio a Mare, azienda con quasi 60 anni di storia.


La tendenza
«Le utenze - riprende - sono aumentate esponenzialmente e continuano a crescere, lo stesso vale per tutte le materie prime, a partire dalla farina, nonostante la nostra politica sia di utilizzare esclusivamente grani italiani. In queste condizioni è davvero dura proseguire. Non abbiamo effettuato tagli sui dipendenti, delle riduzioni sono state effettuate due anni fa in periodo di lockdown. In realtà in questa fase è difficile trovarlo, il personale». Il momento critico non risparmia nessuno. «Parlavo qualche giorno fa con colleghi che gestiscono aziende dolciarie ad Ischia – continua Paolo Totò -: nonostante sia una zona fortemente turistica, sono intenzionati a ridurre la produzione o effettuare chiusure in alcune fasce orarie per limitare i costi. Credo serva intervenire con urgenza, a partire dal taglio dell’Iva sulle bollette». Dal canto suo Stefano Cencetti, amministratore delegato dell’Antico forno Anteni di Porto San Giorgio, snocciola con precisione l’entità dei rincari. «Non schizzano alle stelle solo le bollette, ma anche le materie prime. Da gennaio di quest’anno paghiamo un 53% in più sull’energia elettrica ed un 48% in più sul gas. Ma anche la farina, che nel nostro campo il prodotto principe, è aumentata del 65%. Un rincaro che in parte fatico a spiegarmi, dato che adoperiamo esclusivamente farine certificate italiane, quindi il conflitto in Ucraina, uno dei primi produttori di grano al mondo, c’entra relativamente».


La strategia
Di fronte ai costi lievitati, l’azienda sangiorgese ha apportato modesti ritocchi nei prezzi. «Abbiamo applicato all’inizio del 2022 un incremento tra il 10 ed il 15% ma esclusivamente sui prodotti che dipendono dall’utilizzo di farina, quindi pane e derivati. Da allora le cifre sono rimaste le stesse, le difficoltà aumentano, ma il pane non può diventare un bene di lusso». Nessun taglio, invece, sul personale. «Contiamo 20 dipendenti, la riduzione sulle risorse umane sarebbe solo una soluzione estrema che non intendiamo adottare, perché mettere in difficoltà una famiglia in un momento così delicato non è certo una decisione da prendere a cuor leggero».
Le misure
Secondo Cencetti «occorrono misure incisive da subito e serve lavorare per quell’autonomia energetica di cui la politica parla da anni parla. Si può fare qualcosa anche a livello locale: Porto San Giorgio, ad esempio, ha una società partecipata nel ramo energetico che l’anno scorso ha avuto 400mila euro di utile, vista la straordinarietà del momento servirebbero misure di sostegno a famiglie ed imprese». Il momento è così difficile che da più parti si chiedono impegni non solo a livello governativo ma anche da parte degli enti locali. Famiglie e imprese hanno bisogno del massimo sostegno.

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