La mission della Meloni e il cambio di stile di vita

La mission della Meloni e il cambio di stile di vita

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Domenica 23 Ottobre 2022, 06:25

Il nuovo Governo di Giorgia Meloni, prima donna premier d’Italia, si è appena insediato e la speranza è che prevalga il senso di responsabilità così da permettere al sistema-Italia di rimboccarsi le maniche a favore del bene comune e di ristabilire quella giustizia socio-economica necessaria a ognuno per poter ripartire. L’attuale crisi ci obbliga a riprogettare il nostro cammino, a darci nuove regole e a trovare nuove forme di impegno, a puntare sulle esperienze positive e a rigettare quelle negative. Numerosi sono gli interventi concreti che sono necessari per migliorare la situazione, a partire dagli strati di popolazione più bisognosi, sostenendo le famiglie, investendo su ricerca e innovazione, rilanciando il mondo del lavoro e il sistema produttivo in modo da creare dei circoli virtuosi per l’intero Paese, rimuovendo gli sprechi e assicurando il giusto benessere a tutte le persone.

Allargando lo sguardo allo scenario internazionale e alle tragedie della terza guerra mondiale combattuta a pezzi, possiamo constatare che conquistare la pace, vincere l’egoismo e assicurare la giustizia comporti una vera e propria lotta interiore, un combattimento spirituale presente nel cuore umano. Abbiamo tante sollecitazioni e informazioni, ma a volte siamo così sommersi di notizie che veniamo distratti dalla realtà, dal fratello e dalla sorella che hanno concretamente bisogno. Aprire il cuore alla pace significa risvegliare l’attenzione al prossimo, unica via per far tacere le armi. Non dobbiamo fare come chi chiude gli occhi per non vedere ciò che lo circonda o si scansa per non essere toccato dai problemi altrui. «Nemica della pace non è solo la guerra, ma anche l’indifferenza», insegna Francesco. Una visione profetica, frutto di saggezza, misericordia e tenerezza verso l’umanità confusa e avvelenata dallo “spirito di Caino”. È compito di ogni uomo e donna promuovere una cultura di solidarietà e misericordia, a partire dai nuclei familiari chiamati a una missione educativa primaria ed imprescindibile. È tra le mura domestiche che si sperimenta il primo luogo in cui interiorizzare i valori dell’amore e della fraternità, della convivenza e della condivisione, dell’attenzione e della cura dell’altro.

Solo improntando la vita alla pietà, sarà possibile sostituire la logica diabolica del conflitto – sia nei rapporti tra le persone sia in quelle tra gli Stati – con la riconciliazione. La pace è la stella polare per trarre in salvo chi non riesce a voler bene perché ha paura di perdere qualcosa. La via della vera liberazione e del riscatto, come sintetizza l’apostolo Paolo, richiede l’impegno a rinnegare l’empietà e la ricchezza del mondo, per vivere con sobrietà, giustizia e pietà. Alla mentalità bellica spietata che pervade la società la nostra missione è opporre uno stile di vita colmo di empatia, di compassione, di misericordia, attinte ogni giorno dal pozzo della fede e della carità.

L’attenzione alla famiglia umana non può scindersi dalla sollecitudine di pace da cui dipende la sopravvivenza di tutti e di ciascuno. I cristiani e tutti gli uomini di buona volontà sono chiamati ad aprire le porte agli ultimi sentendosi fortemente interpellati da ciò che accade al prossimo – quello che vive a migliaia di chilometri di distanza ma anche nei pressi delle nostre case – impegnandosi fino in fondo per denunciare e rimuovere atti che calpestino la centralità e la tutela della persona.

Oggi la Chiesa celebra la Giornata missionaria mondiale dal titolo “Di me sarete testimoni”. «Come Cristo è il primo inviato, cioè missionario del Padre e, in quanto tale, è il suo ‘testimone fedele’, così ogni cristiano è chiamato a essere missionario e testimone di Cristo», ha scritto Papa Francesco. Inoltre, ricordando l’importanza di portare la Buona Novella fino agli estremi confini della Terra, ha sottolineato questo aspetto: «La Chiesa di Cristo era, è e sarà sempre ‘in uscita’ verso i nuovi orizzonti geografici, sociali, esistenziali, verso i luoghi e le situazioni umane ‘di confine’, per rendere testimonianza di Cristo e del suo amore a tutti gli uomini e le donne di ogni popolo, cultura, stato sociale».

* Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII

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