Dal 2020 è arrivata a tutti noi una lezione senza precedenti

Venerdì 1 Gennaio 2021 di Roberto Danovaro
Dal 2020 è arrivata a tutti noi una lezione senza precedenti

Siamo alla fine del 2020 ed è tempo di bilanci. È indiscutibile che quest’anno sia stato uno degli anni più complessi e dolorosi della recente storia del pianeta dal dopoguerra. Già nei primi giorni dell’anno siamo stati sempre più consapevoli del fatto che una particella microscopica delle dimensioni di un miliardesimo di metro fosse capace di infettare pipistrelli, pangolini ed esseri umani mettendo in crisi il sistema di organizzazione sociale dell’intero pianeta in pochi mesi. Si è trattato di una lezione senza precedenti alla superbia dell’uomo che ha pensato di governare il pianeta con un’economia insostenibile, con le banche mondiali, con le speculazioni finanziarie mentre distruggeva gli ecosistemi naturali. Fino a pochi giorni prima della pandemia le notizie dei giornali erano focalizzate sui dazi per l’import ed export tra Stati Uniti, Europa e Cina. Tutto questo è stato spazzato via dal Covid 19 che ci ha fatto capire che la distruzione degli ecosistemi ha compromesso le “difese immunitarie” della biosfera, ripercuotendosi sulla salute dell’uomo. Negli ultimi 20 anni sono esplose le zoonosi, ovvero le malattie trasmesse dagli animali selvatici all’uomo, raggiungendo con il Covid una dimensione globale. Abbiamo imparato a nostre spese che non possiamo continuare così a distruggere il pianeta senza pagarne le conseguenze. Poi, grazie al lockdown, abbiamo scoperto che l’uomo è anche in grado di ridurre in modo drastico il proprio impatto sulla Natura. Tra marzo e maggio la fauna selvatica ha riconquistato una piccola parte degli spazi a lei sottratti dall’Uomo. Durante l’estate abbiamo anche sperato che la crisi pandemica fosse conclusa. Si è parlato di un virus indebolito, addirittura inefficace. Numerosi esperti, o sedicenti tali, si sono espressi pubblicamente dichiarando che ormai era praticamente inutile ogni precauzione. L’opposizione ha attaccato il governo per l’eccessiva prudenza espressa a luglio con la proroga dello stato di crisi. Si è parlato addirittura di un tentativo di “dittatura”, mascherata da ragioni sanitarie, per limitare la libertà personale. Nel frattempo, l’estate frenetica ha fatto riprendere a pieno ritmo le nostre attività. Ma dopo l’estate la crisi pandemica è tornata con una seconda ondata, forse ancor più forte ancora di prima, mettendo nuovamente a tacere i politici che erano espressi contro le misure cautelative. Proprio su questo fatto credo si sia basata la sconfitta di Donald Trump nelle elezioni americane e su questi elementi dovremmo riflettere in futuro. È nell’ignoranza che covano i germi della diffidenza nei risultati della ricerca. Nel frattempo, a settembre viene pubblicato dal Wwf Internazionale il Living Planet Report che ha certificato una perdita del 68% delle popolazioni di mammiferi, uccelli, anfibi, rettili e pesci negli ultimi 50 anni con un ulteriore peggioramento rispetto a 2 anni prima. Purtroppo, anche la ricerca non ha dato il miglior esempio di sé. Ci sono stati numerosi scienziati che si sono scontrati con visioni opposte sulla pandemia. Da quelli che parlano di un raffreddore o influenza, a quelli che parlavano di una nuova spagnola in grado di causare milioni di morti. Vedere scienziati che si contraddicono tra di loro pubblicamente in dibattiti televisivi non è stato un fatto positivo né per la ricerca né per la fiducia che i cittadini dovrebbero riporre nella scienza. L’elemento comune alla ricerca scientifica è quello di lavorare su dati oggettivi, verificabili e replicabili. Vedere intervistati dai mass media ricercatori con opinioni completamente diverse sulla crisi pandemica ha alimentato una comprensibile diffidenza nei confronti della ricerca, dando una sensazione di totale opinabilità di tutte le informazioni che vengono fornite. La fine dell’anno infine ci ha regalato il vaccino per il Coronavirus. Le prime dosi sono state distribuite anche in Italia a partire da domenica scorsa. Ma ho paura che la natura umana porterà tante persone, per ragioni diverse, a diffidare del vaccino e a non vaccinarsi. E se non raggiungeremo l’immunità complessiva, cosiddetta “di gregge”, a pagarne lo scotto saranno le fasce più deboli e indifese della popolazione, in particolare anziani e pazienti con altre malattie. Ma se gli stessi scienziati mostrano interpretazioni così diverse, a volte opposte, è facile aspettarsi che anche i cittadini che credono alle fake news dei social media più che alla scienza, possano credere che il virus sia frutto di un’invasione aliena, o che i morti siano un’invenzione dei servizi segreti. Insomma, il 2020 ha messo in evidenza i nostri limiti e ci ha reso più insicuri, vulnerabili e sospettosi di prima, è difficile capire cosa sia giusto e cosa dobbiamo fare per superare questa crisi. Quindi se dovessimo trarre un bilancio di questo anno terribile direi che abbiamo compreso meglio quanto sia pericolosa l’ignoranza umana, così come i modelli culturali che negano l’evidenza scientifica mettendola sullo stesso piano di un’opinione personale. Ci vorrà ancora molto tempo per superare questo shock, ma ce la faremo se avremo maggiore fiducia in un governo che, come sta facendo, ha l’umiltà di ascoltare i risultati della ricerca per prendere le decisioni migliori per tutti.

 

*Docente all’Università Politecnica delle Marche e presidente della Stazione zoologica-Istituto nazionale di biologia, ecologia e biotecnologie marine

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