I tanti benefici dell’area marina protetta e la contrarietà della sindaca Mancinelli

Sabato 17 Luglio 2021 di Carlo Carboni
I tanti benefici dell area marina protetta e la contrarietà della sindaca Mancinelli

Anche nell’ultima classifica de Il Sole 24 ore, Valeria Mancinelli ha conquistato un ottimo ottavo posto tra i sindaci italiani che hanno riscosso maggior consenso civico. Rischia però di perdersi in un bicchiere d’acqua, opponendosi all’istituzione dell’Area marina protetta (AMP) prevista tra il Passetto e la Vela al Conero. Al netto di alcuni interessi di bottega locali, a livello nazionale istituzioni e associazioni caldeggiano l’AMP. Da ultima Greenpeace ha investito la sua immagine per preservare questo splendida striscia di costa e di mare, appoggiando le varie associazioni regionali e locali che reclamano l’AMP, ora anche per via referendaria. Perché tanta insistenza per questa protezione per questa costiera marina? L’ovvia risposta è che questo gioiello, preso sempre più d’assalto dal turismo locale e nazionale, necessita di un minimo di protezione e di regolazione se non vuol scadere a mera bigiotteria: a esempio, protetto da quegli intrepidi naviganti che ogni fine settimana percorrono il braccio di mare tra il porto turistico anconetano e la baia di Portonovo e, ogni volta, a centinaia gettano a fondo le loro ancore. Ci sono poi i temerari subacquei alla ricerca di irrinunciabili piccole prede. In breve, ci sono piccoli mondi antichi impigliati in un telaio di pregiudizi e convinzioni errate, i quali non accettano limitazioni pur di raschiare il fondo di questo “ben di Dio”. E’ proprio questo che si vuole evitare con l’AMP, che prevede una zona B e una C, cioè due zone a bassa-media protezione per salvaguardare la biodiversità marina del Conero. Con l’AMP potremo ancora pescare i moscioli e frequentare da terra tutto questo tratto di costa. Il divieto di pesca sarà compensato da un mare più pescoso appena fuori dall’AMP. Tutti noi “locali” ci sentiremmo inorgogliti dalla cura di un bene comune: finalmente, realizzeremmo quel pensiero semplice che il Conero non è qui per noi, ma siamo noi che siamo qui per prenderci cura di lui. Il rifiuto dell’AMP è contro la geometria del buon senso e delle potenzialità di sviluppo visto che l’AMP, secondo Mauro Gallegati, farà affluire almeno 400 milioni di investimenti nei prossimi anni. Tutto depone a favore di una regolamentazione almeno minima per salvaguardare un bene comune in rapido deterioramento. Difficile diventa comprendere l’orientamento contrario, soprattutto della sindaca che, peraltro, fin dalla sua prima elezione, aveva manifestato il suo assenso all’area marina protetta. Perché dunque questa retromarcia che tende a rallentare le procedure e a procrastinare i tempi di svolgimento di un referendum per sondare gli umori della città? In parte può essere spiegata dagli interessi di piccolo cabotaggio che abbiamo citato e che guardano cinicamente al bene comune solo in funzione di un proprio vantaggio individuale. Tuttavia, questo individualismo, un po’ narcisista e un po’ insofferente anche a regolazioni minime, è inservibile e dannoso perché oggi Ancona, come le Marche e l’Italia, deve far squadra per produrre uno scatto in avanti su ambiente, salute e tecnologie. Forse però l’orientamento “della prima ora” di Mancinelli è cambiato perché i suoi colleghi di Sirolo e Numana si sono schierati da sempre contro l’AMP, allo scopo di favorire quelle 20-30 famiglie che hanno guidato il business turistico ed edilizio a sud del Conero. Forse le è mancato un quadro istituzionale in cui inserire un’AMP più vasta, che comprendesse anche il tratto di mare dalla Vela fino alla “spiaggiola” di Numana. Abito da più di 30 anni nel Parco del Conero e ho visto l’ignobile degrado nel suo versante sud, nei due piccoli comuni, fantasmi in inverno, brulicanti fino all’inverosimile d’estate. La cementificazione è avanzata implacabile fino alle pendici di Monte Colombo, al Coppo, e alle pendici del Monte Conero, a San Lorenzo: insediamenti abitativi diffusi al punto da non lasciare respiro alla natura. Ho perciò sempre avuto pensieri positivi su come Ancona ha gestito la sua fetta di Conero in questi anni. Per questo non mi capacito della posizione di Mancinelli, ora simile a chi, a esempio, sta di fatto consentendo di privatizzare l’accesso alle Due Sorelle, favorendo i proprietari dei fantomatici barconi turistici. Questi, pieni zeppi come barche d’immigrati, portano i turisti in quell’angolo di mare che risulta “agli altri” sempre overbooked. Non sembra smart ostacolare l’AMP né sembra green e blu escludere l’istituzione di un Parco Nazionale del Conero terrestre e marino, per sottrarlo a interessi localistici di piccolo cabotaggio e rendere questo bene comune un’istituzione nazionale. A parole siamo tutti contrari a miopi interessi locali, che spesso ci impediscono d’innovare e cambiare strada. A parole siamo tutti ambientalisti e scandalizzati dal riscaldamento climatico. Di queste parole però ce ne liberiamo con una leggerezza al limite dell’incuria, quando le nostre abitudini tiranne, nella normalità d’ordinanza, le contraddicono e le sovrastano. Forse quel che occorre è semplice coerenza, cioè una capriola avanti e non indietro, a dimostrazione di un’intelligenza collettiva locale, consapevole della necessità di una soda empatia tra l’uomo e la natura.


*Sociology of entrepreneurship Univpm


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