Area marina protetta del Conero: il referendum e la cattiva politica

Giovedì 28 Ottobre 2021 di Roberto Danovaro
Area marina protetta del Conero: il referendum e la cattiva politica

Care lettrici, cari lettori oggi vi racconterò qualcosa che potrebbe apparire paradossale o ridicolo e rischiare di passare agli annali come un brutto esempio di politica. Una commissione istituita dal consiglio comunale di Ancona si è espressa negativamente sulla proposta di referendum, formulata da un comitato che include decine di associazioni e tantissimi cittadini, per l’area marina protetta del Conero. La vicenda è nota ma la sintetizzo in breve: da oltre vent’anni aspettiamo l’istituzione dell’area protetta, mai concretizzata a causa della fiera opposizione di pescatori subacquei e alcuni diportisti. Un comitato promotore ha proposto prima dell’estate un referendum chiaro e inequivocabile: “E’ favorevole all’istituzione dell’Area Marina Protetta Costa del Conero nel tratto di costa compreso tra gli ascensori del Passetto e lo Scoglio denominato “La Vela” in località Portonovo, ai sensi delle leggi n. 979 del 1982 e n. 394 del 1991, per garantire, … la conservazione e la valorizzazione del patrimonio naturale dell’area marina interessata…”. La commissione che, per regolamento comunale, dovrebbe esprimersi solo sull’ inequivocabilità del quesito, ha risposto dopo tre mesi che non era accettabile poiché non era chiaro. E si è spinta oltre, suggerendo come correggerlo per far comprendere bene ai cittadini i veri rischi dell’istituzione di un’area marina protetta. Ha scritto di proprio pugno i divieti che ne deriverebbero. Alcuni esempi? Secondo il comitato deve essere specificato che non si potrebbero più fare “attività pubblicitarie al di fuori dei centri urbani”. Oppure che sarebbe vietata “la raccolta e il danneggiamento delle specie vegetali, salvo nei territori in cui sono consentite le attività agro-silvo-pastorali”. Per caso voi conoscete centri urbani galleggianti e attività di pascolo nel mare del Conero? Lo so, viene da ridere ma non è finita qui. Il comitato ha anche chiesto di includere false dichiarazioni, perché non è vero che sarebbe vietata la raccolta dei “moscioli” o le attività di pesca sportiva con le canne o delle cooperative locali. Ma non è tutto: le richieste del comitato regionale includono la specifica che non sarebbe possibile “l’apertura e l’esercizio di cave, miniere e di discariche” e dulcis in fundo, vietati anche i “fuochi all’aperto”. Raccomandazioni preziose queste per i pescatori che volessero diventare minatori o i diportisti che non potrebbero più accendere falò in mezzo al mare. Ma forse ancora più grave la richiesta di specificare che non sarebbe più consentita la navigazione a motore. Mentre è noto e ribadito anche durante un recente incontro svolto con il Ministero che non sarebbe vietata la navigazione a motore nell’area protetta del Conero. Ora c’è da domandarsi se si tratti di semplice superficialità da parte della commissione comunale o sia il frutto di uno studiato processo volto a spaventare i cittadini con false dichiarazioni o peggio ancora il tentativo di negare ai cittadini la possibilità di esprimersi democraticamente modificando il documento per renderlo improcedibile. Infatti, ove queste correzioni fossero accettate dai promotori del referendum, anche quando il referendum fosse approvato dalla maggioranza dei cittadini, di fatto dovrebbe essere annullato poiché inapplicabile. Il parere negativo della commissione comunale dovrebbe mettere in grave imbarazzo il consiglio comunale nella sua interezza. Dovrebbe anche essere chiarito se la commissione si sia spinta ben oltre rispetto ai propri compiti istituzionali quando ha suggerito l’integrazione di specifiche (peraltro errate). Qualunque sia la ragione di questa posizione, è chiaro che il capoluogo della Regione Marche merita una maggiore serietà e un maggiore rispetto per i propri cittadini. È auspicabile che il sindaco, persona competente in ambito legislativo, prenda una posizione chiara in merito. Non prendere una decisione ha reso il problema più grande di prima, perché negare il referendum non è una risposta accettabile in un paese democratico. I recenti avvenimenti fanno sembrare che il consiglio comunale di Ancona abbia paura di far esprimere i propri cittadini sull’area protetta del Conero. Se così fosse si tratterebbe di una grave carenza della politica locale, sia in termini di capacità di ascolto del territorio sia di capacità di guida della città. Nascondersi nella burocrazia cercando pretesti per rigettarla o rimandarla non è buona politica. L’auspicio è che qualche partito del consiglio comunale faccia proprio il referendum e dia la parola ai cittadini. Prima che questa brutta storia travalichi i confini della nostra regione e diventi un caso a livello nazionale.

 

* Docente all’Università Politecnica delle Marche e presidente della Stazione zoologica-Istituto nazionale di biologia, ecologia e biotecnologie marine


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