Quelle strane alternative all’area marina protetta

Giovedì 3 Dicembre 2020 di Roberto Danovaro
Quelle strane alternative all’area marina protetta

La Regione Marche in un momento difficile come quello della crisi da Covid, mentre si discute dei fondi del Mes e del Recovery Plan per il rilancio sostenibile del Paese, ha trovato il tempo per approvare una mozione in cui si dice che l’area marina protetta del Conero non deve essere fatta. Perché tanta urgenza? Con ogni probabilità a causa dell’enorme consenso che ha avuto l’appello a favore della sua istituzione fatta pochi giorni fa su change.org. Sono ormai circa 13 mila le firme raccolte dal Comitato Insieme per l’Area marina protetta del Conero. L’adesione di cittadini e istituzioni è stata così forte che gli oppositori sono dovuti correre ai ripari rispolverando le fake news di venti anni fa. Ovviamente ogni posizione è rispettabile, sorprendono tuttavia le soluzioni alternative proposte dai politici e dagli oppositori. Dire no all’area marina protetta e dire sì alla Zona a Tutela Biologica, come ipotizzato in Regione o come da alcuni consiglieri comunali di Ancona, è contraddittorio perché in realtà le limitazioni per la pesca sarebbero sostanzialmente identiche. Le Zone di Tutela Biologica, come indica anche il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, prevedono il fermo, temporaneo o permanente, della pesca come valido strumento gestionale e richiederebbero comunque un organismo controllo. Insomma, nelle zone a tutela biologica, che normalmente sono molto più ampie delle aree marine protette, valgono le stesse regole e gli stessi limiti previsti per l’area marina protetta. Tra l’altro, come nel caso di Miramare a Trieste, la zona tutelata circonda e “protegge” l’area marina protetta. Le due soluzioni sono quindi complementari e non alternative. Tutti gli organismi scientifici più prestigiosi del territorio, ovvero il Cnr che ha formulato proprio lo studio di fattibilità dell’area marina protetta, e l’Università politecnica delle Marche, che ha il più importante corso di biologia marina in Italia, dicono che si tratta di un’area da proteggere. Ma se i politici non credono nella ricerca scientifica, chi sono gli oppositori all’area marina protetta così ascoltati da tutte le amministrazioni che si sono espresse contro? Leggendo dai post e dai commenti appare evidente che si sono schierati in primo luogo i vongolari che sostengono che l’area andrebbe contro la pesca. I risultati scientifici dicono esattamente il contrario, ovvero che se alcune aree vengono protette permettendo la riproduzione delle vongole, tutte le aree intorno ne trovano beneficio. La proposta dell’area marina protetta non piace neanche ai pescatori di frodo come quelli che distruggono gli habitat per raccogliere datteri di mare e ballari. Non piace ai pescatori dilettanti apneisti che temono di non poter più pescare, e infine non piace ad Assonautica, almeno a quella locale, che teme limitazioni per i diportisti. Ma questa posizione non sembra essere quella sottoscritta da Assonautica nazionale nel 2007 che aveva firmato un protocollo d’intesa con Ministero, Federparchi, Ucina e Associazioni ambientaliste per promuovere la nautica sostenibile proprio nelle zone B e C delle aree marine protette. Quello che deve essere chiaro ai nostri politici, ahimè in questo caso forse poco informati, è che non si tratta di una disputa tra cittadini e pescatori o tra imprenditori e associazioni ambientaliste. Ne sono conferma il sostegno all’area marina protetta dato dalla Cooperativa dei pescatori di Portonovo, un vero simbolo per l’Italia. Anche il settore pesca e acquacoltura della Coldiretti non sembra avere pregiudizi di sorta. La Legacoop Marche e la Legapesca Marche sono sempre state a favore. Molti operatori turistici, inclusi i centri sub più attenti all’ambiente, come Sea Wolf Diving di Numana, sono favorevoli all’area protetta. A favore anche Slow Food, che da sempre ha a cuore le tematiche di promozione della tradizione gastronomica locale, e l’elenco di istituzioni a sostegno si allarga ogni giorno. Ma se non è quindi vero che le forze produttive del territorio sono contro, allora i nostri politici come hanno preso questa decisione affrettata e anacronistica? Evidentemente, almeno alcuni, ne fanno un problema di bandiera politica. Ma sbagliano. Pensare che l’ambiente abbia un colore politico è un grave errore. Tra i 13.000 firmatari dell’appello, basta leggere i bellissimi messaggi che vengono lasciati ogni istante sul sito, ci sono tantissimi cittadini di destra e di sinistra, tante persone moderate, madri di famiglia, tantissimi cittadini sfiduciati dalle istituzioni che non sanno mantenere le promesse fatte in campagna elettorale. Non si tratta di estremisti anarchici e di black block, ma di cittadine e giovani, come i ragazzi e le ragazze del Fridays For Future, che credono che il mare e l’ambiente siano un bene comune e che vada tutelato nell’interesse di tutti, anche di chi ora è contrario.

*Docente all’Università Politecnica delle Marche e presidente della Stazione zoologica-Istituto nazionale di biologia, ecologia e biotecnologie marine

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