Vaiolo delle scimmie, rebus sull’origine del contagio del paziente uno nelle Marche

Vaiolo delle scimmie, rebus sull origine del contagio del paziente uno nelle Marche
Vaiolo delle scimmie, rebus sull’origine del contagio del paziente uno nelle Marche
di Emidio Lattanzi
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Mercoledì 6 Luglio 2022, 03:25 - Ultimo aggiornamento: 7 Luglio, 11:15

SAN BENEDETTO - Ha 42 anni, risiede sulla costa e ha scoperto di essere stato contagiato dal vaiolo delle scimmie grazie ad una dottoressa. Il primo marchigiano ad essere risultato positivo al monkeypox è stato letteralmente “intercettato” dalla dottoressa Giuseppina D’Amato che, durante una visita presso l’ambulatorio di Infettivologia dell’Area Vasta  di Ascoli ha notato delle lesioni cutanee sospette e all’ingrossamento dei linfonodi. 

 
Un tampone per la conferma

Il quarantenne non era stato in alcuno dei Paesi a rischio per quanto riguarda il vaiolo ma i sintomi erano abbastanza evidenti e si è così deciso di eseguire un tampone a livello delle lesioni cutanee per la ricerca del virus del vaiolo. Il tampone è stato quindi inviato alla Virologia degli Ospedali Riuniti di Ancona da dove, lunedì pomeriggio, è arrivato il responso di positività. Il caso è subito stato segnalato al Servizio di igiene e sanità pubblica, diretta dal dottor Claudio Angelini, che ha allertato l’Asur e la Regione, ai fini della segnalazione al ministero della Salute. E’ stato disposto il provvedimento di isolamento domiciliare che avrà la durata di tre settimane e comunque fino alla risoluzione della sintomatologia. Sono partite anche le indagini epidemiologiche finalizzate a risalire al contagio dell’uomo e alla ricerca dei contatti stretti ai quali verrà chiesta l’autosorveglianza sintomatologica per 21 giorni dall’ultimo contatto con il caso confermato, e che, se dovessero comparire segni/sintomi tipici del vaiolo delle scimmie dovranno contattare immediatamente il loro medico di medicina generale. 

L’iter e il monitoraggio

«La situazione - spiegano dalla direzione sanitaria dell’Area Vasta - è costantemente monitorata dal servizio di igiene e sanità pubblica. La nostra regione e in particolare sta dimostrando di saper mettere in campo una sorveglianza attenta ed efficace come identificato al primo punto dall’Oms per garantire la prevenzione e il controllo dell’infezione. Dobbiamo ricordare che ci troviamo di fronte ad una malattia a trasmissione diretta e che, in particolare alle nostre latitudini, si diffonde tra esseri umani, attraverso contatti stretti. Si tratta inoltre di una malattia molto diversa rispetto al Covid, con i cluster che tendono ad autoeliminarsi. Si tratta ormai di una infezione endemica che conta 6.177 casi nel mondo e 192 in Italia (che si colloca al nono posto per casi) con la quale dovremmo imparare a confrontarci senza allarmismi e inutili paure».

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