Aveva un infarto, il cardiologo non lo diagnosticò e lei morì. Rinviato a giudizio per omicidio colposo

Martedì 20 Aprile 2021 di Luigi Miozzi
Il palazzo di giustizia di Ascoli Piceno

ASCOLI - Aveva un dolore persistente al torace e decise di recarsi in farmacia per sottoporsi ad un elettrocardiogramma. A distanza di un paio d’ore, venne colta da un infarto che provocò un arresto cardiaco e nonostante un successivo interventi di angioplastica, dopo poco più di un mese Iolanda Rossi morì.

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Per la Procura di Ascoli, la donna si sarebbe potuta se solo il cardiologo milanese che refertò, attraverso il servizio di telemedicina, avesse rilevato dal tracciato che la donna aveva in atto un infarto del miocardio. Il 18 giugno, il cardiologo, accusato per quei fatti di omIcidio colposo, comparirà davanti gup Claudia Di Valerio per l’udienza preliminare. Erano stati il figlio della donna e il nipote a sporgere denuncia affinchè si facesse chiarezza su quanto accaduto.

Secondo la ricostruzione fatta dalla Procura di Ascoli, era il 23 maggio scorso quando, pochi minuti prima delle 11, la settantaseienne si recò in una farmacia di un comune della vallata del Tronto per sottoporsi ad un elettrocardiogramma dal momento che accusava un dolore persistente al petto e alla spalla. Mezz’ora più tardi la donna riceve il referto nel quale non venivano riscontrate complicanze ma tornata a casa, intorno alle 13, fu colta da un arresto cardiaco.

Una prima richiesta di archiviazione da parte del sostituto procuratore Mara Flaiani, lo scorso mese di marzo, è stata rigettata dal gip, Rita De Angelis, che ha disposto che il Pm procedesse all’imputazione del cardiologo anche sulla scorta di una relazione medico legale redatta dai periti Cristian D’Ovidio, professore aggiunto di medicina legale all’università di Chieti, e dal dottor Jacopo Pizzicannella, primario di cardiologia dell’ospedale di Chieti. 

 

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