Strage della Lanterna Azzurra
I periti: «Sei vittime per asfissia»

Mercoledì 27 Marzo 2019
CORINALDO - Così pressati nella calca, schiacciati dal peso di altri corpi, da non riuscire nemmeno a dilatare il torace come un mantice per dare aria ai polmoni. Sono morti così, per asfissia meccanica, la mamma coraggio e i cinque piccoli martiri della Lanterna Azzurra di Corinaldo. Nessuno è morto calpestato dalla folla in fuga, tutti hanno perso la vita in quella piramide di corpi umani caduti uno sopra l’altro sotto la rampa dell’uscita numero 3, per il cedimento delle ringhiere in metallo.

E lo spray al peperoncino, che pure ha scatenato quell’inferno tra i giovani fan in attesa di Sfera Ebbasta, non ha provocato lesioni dirette alle sei vittime. È quanto spiega la consulenza tecnica medico-legale depositata nei giorni scorsi dal professor Francesco Paolo Busardò, professore associato di Medicina legale e Tossicologia forense alla Politecnica delle Marche, e dal dottor Manuel Papi, dirigente della Medicina legale agli Ospedali Riuniti di Ancona. 

I periti, dopo le autopsie eseguite il 12 dicembre scorso, erano stati incaricati dalle due Procure che indagano (quella ordinaria e dei minori) di chiarire cause, modalità e tempistica della morte delle sei vittime della Lanterna Azzurra: Eleonora Girolimini, 39 anni, di Senigallia; Daniele Pongetti, 16 anni, di Senigallia; Benedetta Vitali, 15 anni, di Fano; Mattia Orlandi, 15 anni, di Frontone; Asia Nasoni, 14 anni, di Senigallia; Emma Fabini, 14 anni, di Senigallia. 

Gli esami istologi hanno confermato le prime evidenze macroscopiche - rilevando nelle vittime stravasi ematici ed enfisemi polmonari acuti - facendo concludere che tutti i decessi possano essere ascritti a sindrome asfittica acuta da immobilizzazione del torace, del tipo asfissia della folla. Quanto alle modalità delle sei morti, tutte avvenute nello stesso breve lasso temporale, i due medici legali osservano che la maggior parte delle morti che avvengono durante le fughe precipitose sono attribuibili tipicamente ad asfissia traumatica causata da compressione esterna del torace e o dell’addome superiore, che porta a una incompleta o parziale cessazione della respirazione. Significative forze di compressione, fanno notare i periti, possono essere registrate anche in presenza di piccole folle: anche solo 6-7 persone che spingono nella stessa direzione sono in grado di generare forze sufficienti a piegare barre di metallo.

Pensate cosa può succedere, come accaduto alla Lanterna poco dopo la mezzanotte, quando le persone in fuga dalla stessa uscita sono state centinaia. I periti ricordano che all’esterno della Lanterna Azzurra, dove stava cercando la fuga una folla in preda al panico, c’è stato il crollo della ringhiera in metallo ai lati della rampa davanti all’uscita di sicurezza numero 3. L’alta pressione intratoracica, cagionata dal peso dei corpi che progressivamente si erano ammassati gli uni sugli altri, conduceva all’immobilizzazione del distretto torace-addominale, con conseguenze letali per coloro i quali si trovavano alla base della piramide umana e, stante l’entità del peso sovrastante, non erano riusciti a trovare una via di fuga. Le altre lesioni, più che altro ecchimosi ed escoriazioni rinvenute sui sei cadaveri, sono per i periti da ricondurre alla caduta e ai reciprochi urti tra i vari soggetti in preda al panico. Nessuno è morto calpestato, visto che le autopsie non evidenziano lesioni rilevanti a carico della gabbia toracica, in grado di testimoniare un meccanismo traumatico da calpestamento.

E lo spray al peperoncino, di cui sono state trovate dai carabinieri del Ris abbondanti tracce specie vicino all’uscita numero 3, è responsabile del tragico effetto panico scatenato all’interno della Lanterna, ma non di lesioni dirette sulle sei vittime. I periti segnalano infatti che non si sono riscontrati fenomeni patologici a carico delle prime vie respiratorie, che apparivano indenni e prive di contenuto patologico, con particolare riferimento alla presenza di segni di segni di irritazione ed infiammazione cagionati da inalazione di agenti irritanti esterni. Tanto da concludere che nella fisiopatologia dei decessi, la sostanza irritativa liberata dallo spray urticante non abbia assunto un ruolo diretto. © RIPRODUZIONE RISERVATA