Le ricostruiscono la calotta cranica, da Como a Torrette intervento prodigio per Marta. Ecco cosa è successo

Martedì 17 Maggio 2022 di Maria Cristina Benedetti
Marta con la mamma Doris

ANCONA - Un pezzo del suo cuore resterà lì, nella corsia d’un ospedale che per due mesi è stata casa. Speranza, soprattutto. Doris Nardin nel raccontare si lascia condurre dalla commozione. «Grazie davvero, sono stati fantastici. Vorrei pronunciare i loro nomi, uno a uno». Tutti: medici, anestesisti, infermieri, l’ingegnere che ha progettato la teca cranica. Le coordinate dell’emozione accompagnano da Como a Torrette, fin nel reparto di Chirurgia Ricostruttiva diretto da Michele Riccio. 

 
Le tappe 
La mamma di Marta Petracca, 19 anni e tre delicati interventi alla testa targati Ospedali Riuniti, va all’origine di questa storia, molta professionalità e tanta umanità. «Non dimenticherò mai il 3 settembre dell’anno scorso: per la prima volta, a Milano, incontrai il professore». Con minuzia, ordina i dettagli che hanno rimesso in circolo la fiducia. «Mi convinse subito, per la sua determinazione». Conoscerlo e affidarsi a lui, per Doris è stato immediato. «Ha affermato, senza concedere nulla ai dubbi. Mi disse: faccio questo per Marta». Sei anni prima la vita di quella che allora era poco più di una bambina era stata sconvolta, quasi annullata, da un gravissimo incidente stradale. Venne investita mentre attraversava la strada sulle strisce bianche. «Rimase in coma, e non farmacologico, per quattro mesi», combatte con la memoria, e non solo, quella giovane madre. Da allora sua figlia subì 21 interventi, gli ultimi tre qui ad Ancona. «La Tac - si apre all’ottimismo - indica che il suo cervello sta tornando a espandersi. Il messaggio d’una metamorfosi». Marta, alla quale era stata prospettata un’esistenza in stato vegetativo, parla, legge, scrive sul suo iPad da cui non si separa mai. «Con i fisioterapisti di via Conca ha iniziato a muovere qualche passo. Sono anni che si sposta con la sedia a rotelle o con il girello».

Tutto cambia, cuore di mamma ci crede. «Il professor Riccio le ha ricostruito il tessuto mancante, dalla base del collo in su, mediante un lembo libero vascolarizzato, ovvero un frammento del muscolo gran dorsale della schiena. Tredici ore di operazione». A quel virtuosismo ne seguì un altro, garantito dalle abili mani del primario della neurochirurgia Roberto Trignani e del dottor Michele Luzi: insieme hanno reimpiantato la calotta cranica. «È la terza volta – ripassa le fasi del calvario. - La seconda aveva generato il rigetto, la reazione dell’organismo contro qualcosa che non riconosce come proprio». Per concludere l’opera è stato necessario che Riccio tornasse in azione per l’innesto della cute. «La partecipazione e la collaborazione incredibile che c’è tra i medici e gli infermieri crea una sintonia particolare che rende le loro equipe uniche». Doris esalta il fattore-sinergia. Lei, che è sempre stata accanto alla sua bella e coraggiosa ragazza, ne è testimone diretta. «Ha bisogno di aiuto, di affettività innanzitutto». La stessa formula che vale a Torrette. «Ne ho girati tanti, di ospedali, ma l’esperienza vissuta qui è stata speciale». 


L’elenco 
Lo ripete, come una preghiera. «Sono stati fantastici». Sì, vorrebbe ripeterli tutti, quei nomi che sono troppi per essere contenuti nello spazio d’un articolo, ma mai abbastanza per colmare il loro cuore. Marta e Doris riprendono la via casa, a Rovellasca, nei pressi di Como. «Torneremo presto per i controlli. Ma una parte di noi resta qui».

 

Ultimo aggiornamento: 15:35 © RIPRODUZIONE RISERVATA