Extasy, sospiro di sollievo per il Comune di Ancona: nessun risarcimento danni a Busco

Extasy, sospiro di sollievo per il Comune di Ancona: nessun risarcimento danni a Busco
Extasy, sospiro di sollievo per il Comune di Ancona: nessun risarcimento danni a Busco
di Federica Serfilippi
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Sabato 13 Agosto 2022, 06:30

ANCONA - Dieci anni di contenziosi e, alla fine, una delle partite decisive è stata vinta dal Comune di Ancona. Che ha potuto tirare un sospiro di sollievo: niente maxi risarcimento. Il Tar ha pubblicato lo scorso giovedì la sentenza con cui respinge il ricorso presentato dall’imprenditore Roberto Busco, ex patron del centro Extasy, nei confronti dell’amministrazione dorica a cui chiedeva 10 milioni e 646mila euro.


I danni


Una cifra derivata dai presunti danni patrimoniali e non causati dall’ordinanza che, di fatto, il 12 luglio del 2012 aveva fatto calare il sipario sul mega complesso della Baraccola, composto da centro fitness, piscine e varie attività commerciali. Il provvedimento nasceva da una contestazione: il Comune imputava a Busco la gestione illecita di quello considerato come un centro commerciale. Alla prima ordinanza, ne aveva fatto seguito un’altra, firmata il 18 ottobre 2012 e che prevedeva la sospensione per 120 giorni delle attività all’interno del complesso. La mancata esecuzione aveva portato al sequestro del capannone. Tutte e due le ordinanze, impugnate da Busco, sono poi state annullate in via definitiva, dopo una serie infinita di ping pong giudiziari arrivati fino al Consiglio di Stato. Ma il centro della Baraccola non ha mai riaperto. E Busco ha chiesto la conta dei danni al Comune. 

Il Tar, per decidere in merito alla richiesta risarcitoria, ha fatto solo riferimento alla prima ordinanza, quella del luglio di dieci anni fa. Il ricorso dell’imprenditore, che da tempo sogna la riapertura di quello che un tempo era considerato il tempio del fitness, è stato respinto sopratutto per una questione di tempistiche. Stando al tribunale amministrativo, «per il limitato periodo nel quale l’ordinanza n. 400 del 2012 è stata potenzialmente produttiva di danno, il ricorrente non ha utilizzato mezzi previsti dall’ordinamento per limitare il pregiudizio». Ovvero, per evitare i danni causato dall’ordinanza, Busco «avrebbe potuto presentare la domanda di annullamento con maggiore tempestività»,per «impedire, se del caso, il danno causato dalla chiusura del Centro Busco». L’imprenditore, come riportato nel dispositivo, aveva atteso circa quattro mesi per il ricorso. Per il tribunale «il mancato tempestivo utilizzo degli strumenti previsti dall’ordinamento comporta quindi l’esclusione del risarcimento del danno». Il risarcimento, spiegano i giudici, «non è una conseguenza automatica e costante dell’annullamento giurisdizionale di un provvedimento amministrativo».


L’altro filone 


Ma a guerra giudiziaria non è finita. In piedi, infatti, c’è un’altra richiesta risarcitoria che fa capo all’ordinanza emessa dopo il luglio 2012. La querelle Busco-amministrazione era finita anche in Consiglio Comunale grazie a un’interrogazione presentata da Stefano Tombolini (60100) che chiedeva delucidazioni sulle richieste risarcitorie avanzate dall’imprenditore. Non è detto che quest’ultimo non possa ricorrere al Consiglio di Stato contro la recente sentenza emessa dal Tar. Il centro di via Scataglini dopo la chiusura è diventato un covo di sbandati e clochard. Degrado e incuria si sono impossessati del capannone grande circa 15mila metri quadrati. 
 

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