I prof: «Obbligo o no, il vaccino va fatto. Via l'incubo dad». Per i docenti è fondamentale il ritorno alla normalità

Mercoledì 28 Luglio 2021 di Andrea Maccarone
La scuola ai tempi del Covid: i docenti vogliono evitare la dad

ANCONA - A poco più di un mese dal rientro in classe ci si interroga sull’obbligatorietà o meno della profilassi vaccinale anti covid. Il governo riflette sul da farsi. I prof, in gran parte, hanno optato per il sì al siero.

Ma il dibattito è ancora incandescente. E intanto passano i giorni e lo spettro della dad non è stato ancora messo all’angolo.

 

Perché alla fine il grande mostro da allontanare non è soltanto il virus, ma le conseguenze che ne derivano in caso di forte rialzo dei contagi. E per il mondo dell’istruzione è la somministrazione della didattica a distanza a fare paura. Vaccino sì, vaccino no. Obbligo o moral suasion. Di dilemma in dilemma si avanza a grandi passi verso il ritorno sui banchi di scuola. Per tutti, docenti, dirigenti e personale Ata, sembra predominare un forte senso civico.

«Nelle mie scuole c’è un’altissima percentuale di docenti che ha proceduto al completamento della vaccinazione» è pronta a scommettere Maria Alessandra Bertini, dirigente dell’Istituto Comprensivo Cittadella Hack in carica fino al 31 agosto e da settembre alla guida del Savoia Benincasa. La questione, però, che accende il dibattito riguarda l’opportunità di rendere obbligatoria la vaccinazione per alcune categorie professionali tra cui i docenti e il personale Ata.


Il dibattito
«Personalmente ritengo che la vaccinazione per docenti, Ata e studenti dovrebbe essere obbligatoria - afferma la professoressa Nicoletta Capici, docente del liceo scientifico Galileo Galilei - ne va della sicurezza di tutti e del ritorno alla normalità».

«Più che un’obbligatorietà credo che bisognerebbe agevolare una certa consapevolezza in favore di una presa di coscienza - ribatte la prof.ssa Silvia Pianelli, docente di lettere all’Istvas - a mio avviso è un a scelta che deve essere condivisa e raggiunta attraverso una riflessione». 


Stop and go
La promessa del governo, per ora, è di ritornare a scuola subito in presenza. Ma per il futuro non c’è certezza. Lo spauracchio dello stop and go dell’attività didattica è sempre lì, che incombe dall’alto. E il solo pensiero fa rabbrividire tutti. «E’ un lavoro e una fatica improba da parte di tutti - commenta il prof. Michele Gabbanelli del Savoia Benincasa - l’anno scolastico 20-21 è stato il più duro, proprio per questa continua alternanza di didattica in presenza e a distanza. Ha pesato su tutti, docenti e famiglie. Speriamo con tutto il cuore che si torni al più presto alla normalità».

I ragazzi hanno ammesso di aver accusato il colpo sotto un doppio profilo: emotivo e dell’apprendimento. «Sono molto più preoccupata dal punto di vista emotivo e personale di questi ragazzi - commenta la professoressa Pianelli - l’apprendimento si recupera, mentre i danni psicologici sono più difficili da superare».

«Il sentore è che ci sia un forte bisogno di ripresa delle attività didattiche in presenza - spiega la dirigente Bertini - le scelte individuali in ordine alla vaccinazione sono libere, ma allo stesso tempo tutti vogliamo consentire il regolare svolgimento delle lezioni in presenza».

Ultimo aggiornamento: 09:44 © RIPRODUZIONE RISERVATA