Il primo contagiato anconetano: «Io, paziente-uno da un convegno a Riccione a tosse e febbre...». Timori per chi l’ha frequentato

Il primo contagiato anconetano: «Io, paziente-uno da un convegno a Riccione a tosse e febbre...». Timori per chi l ha frequentato
Il primo contagiato anconetano: «Io, paziente-uno da un convegno a Riccione a tosse e febbre...». Timori per chi l’ha frequentato
di Stefano Rispoli
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Lunedì 2 Marzo 2020, 07:16 - Ultimo aggiornamento: 4 Marzo, 10:31

ANCONA -  Era solo questione di tempo. Si sapeva che prima o poi il Coronavirus sarebbe sbarcato nel capoluogo. Ha colpito un anconetano purosangue. Per fortuna le condizioni del paziente-1 non sono gravi, anche se l’evoluzione del suo quadro clinico è monitorato costantemente dall’équipe del dottor Marcello Tavio, primario della clinica di Malattie Infettive di Torrette. Qui è ricoverato da due giorni il primo anconetano a cui sia stata riscontrata l’infezione da Covid-19. L’amara verità è venuta alla luce sabato sera, quando il Gores, il gruppo operativo per le emergenze sanitarie, ha comunicato l’esito positivo del campione. Le controanalisi hanno confermato i primi sospetti: come si temeva, l’onda lunga del virus cinese ha raggiunto anche il capoluogo dorico.

Il paziente-1 anconetano con il coronavirus ricostruisce ora spostamenti e contatti, da un convegno in Romagna alla tosse. Intanto nella provincia di Ancona si registra un secondo caso positivo al tampone per il Covid-19.

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L’isolamento

Non appena la notizia ha avuto carattere di ufficialità, la Direzione sanitaria degli Ospedali Riuniti è corsa ai ripari. Il primo provvedimento è stato la sospensione dal lavoro per cinque giorni, a titolo precauzionale, per i tre operatori sanitari che venerdì pomeriggio hanno prelevato dalla sua abitazione il paziente-1, alle prese con forte tosse e problemi respiratori, per accompagnarlo al Pronto soccorso di Torrette: la dottoressa, l’infermiera e l’autista dell’ambulanza ora sono in isolamento, in attesa di conoscere l’esito degli accertamenti a cui sono stati sottoposti. La speranza è che nel trasporto non siano stati contagiati dal virus, ma una risposta ancora non c’è. Nessun dubbio, invece, sulla positività del paziente, età fra i 40 e i 50, al test sul Coronavirus. «Sono in ansia, è normale, ma i medici mi hanno detto che devo stare buono e calmo», ha detto agli amici più stretti il paziente affetto da Coronavirus che in un rewind mnemonico ha provato a ricostruire con chi lo assiste spostamenti e contatti delle ultime due settimane, in modo da risalire alla possibile origine del contagio.

L’uscita a rischio

Alla mente gli è balzato subito un convegno a cui ha partecipato due domeniche fa a Riccione: è in quell’occasione che potrebbe essere venuto a contatto con altre persone infette, in una regione, la Romagna, che prima delle Marche ha conosciuto la piaga del Covid-19. Il giorno dopo, il paziente-uno si è subito ammalato: febbre alta, raffreddore, mal di gola. Ma nel giro di qualche giorno quella che probabilmente era solo un’influenza è passata, tant’è che, dopo un periodo di riposo forzato, è di nuovo uscito di casa. Ma all’improvviso, ecco la ricaduta: qui probabilmente è entrato in gioco il virus che, dopo un periodo di incubazione, si è manifestato provocando nel paziente tosse persistenze e problemi respiratori, al punto da spingerlo, venerdì scorso, a chiedere aiuto al 118. Dopo un primo passaggio al Pronto soccorso di Torrette, in serata è stato disposto il ricovero del malato anconetano nella clinica di Malattie Infettive, dopo che il test preliminare ha dato esito positivo. Un riscontro confermato, purtroppo, dalle analisi-bis. La notizia del primo caso accertato di Coronavirus ad Ancona, circolata rapidamente sui social, ha scatenato inevitabile apprensione. Per tutta la notte di sabato alla centrale operativa del 118 e al numero verde istituito dalla Regione sono arrivate decine di telefonate allarmate. Tra loro, anche persone realmente venute a contatto negli ultimi giorni con il paziente-uno, a cui è stato consigliato di monitorare la situazione, adottare cautele particolari e farsi risentire nel caso in cui dovessero manifestarsi sintomi associabili all’infezione da Covid-19, come febbre e difficoltà respiratorie. Adesso il timore è che l’epidemia possa espandersi nel capoluogo, com’è già successo nel Pesarese dove si sta toccando il picco di contagi. 

La stanza della febbre
I consigli degli esperti sono sempre i soliti: prestare massima attenzione all’igiene personale, lavarsi spesso le mani, evitare il contatto ravvicinato con persone alle prese con infezioni respiratorie, non toccarsi occhi, naso e bocca con le mani, non assumere antivirali e antibiotici senza prescrizione medica, pulire le superfici con disinfettanti e usare la mascherina solo se si sospetta di essere malati o si assiste persone malate. Mascherine che ieri hanno registrato il sold-out anche al Pronto soccorso di Torrette, dove la Direzione ospedaliera ha istituito una stanza apposita, separata dal resto della struttura, dedicata ai pazienti potenzialmente affetti da Coronavirus, in modo da ridurre al minimo il rischio di contagio. «Hai la febbre? Entra nella stanza e suona il campanello, arriverà subito un infermiere» recita il cartello all’ingresso, con traduzione in inglese e un segnale di stop che invita gli utenti ad “auto-isolarsi” all’arrivo al Pronto soccorso, nel caso presentino sintomi influenzali. Anche nelle strutture private sono state adottate misure di prevenzione: nella casa di riposo Villa Igea, ad esempio, qualunque visitatore viene invitato a compilare un questionario preliminare per certificare che non abbia viaggiato recentemente in Cina e nei Paesi orientali a rischio, che non provenga dalle zone rosse della Lombardia e del Veneto e che non abbia avuto contatti stretti con casi probabili o confermati di infezione da Covid-19.
 

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