«Ha ucciso a sprangate il pensionato». Per il romeno Nica 16 anni di carcere. Ma il giovane non sarebbe più in Italia

Giovedì 31 Marzo 2022 di Federica Serfilippi
«Ha ucciso a sprangate il pensionato». Per il romeno Nica 16 anni di carcere. Ma il giovane non sarebbe più in Italia

CHIARAVALLE  - In primo grado era stato assolto, in secondo condannato. Poi, la Corte di Cassazione aveva annullato la sentenza emessa in appello, rimandando il giudizio al tribunale di Perugia. Ieri, il verdetto: 16 anni di reclusione per aver ucciso e rapinato il suo vicino di casa.

 

 

Ha subito un’altra condanna Nica Cornel Nicolae, il 28enne romeno accusato dell’omicidio di Giancarlo Sartini, 53enne ex ferroviere preso a sprangate mentre dormiva nel suo letto, la notte compresa tra il 26 e il 27 dicembre del 2014, a Chiaravalle. Da casa, in via Circonvallazione, erano stati portati via alcuni monili in oro. L’arma del delitto non è mai stata ritrovata. 


La sentenza è stata emessa ieri pomeriggio dalla Corte d’Assise d’Appello di Perugia, chiamata in causa dalla Cassazione di Roma che, nel 2020, aveva annullato la condanna emessa (sempre 16 anni di reclusione) dal tribunale di via Carducci. In primo grado, nel maggio 2016, il romeno era stato assolto in abbreviato “per non aver commesso il fatto”. Il 28enne è ormai da tempo libero da misure cautelari. Era stato arrestato dai carabinieri la mattina del 9 gennaio del 2015 e portato a Montacuto. 


Tra gli elementi fondanti presi in considerazione dalla Corte d’Appello di Ancona per emettere la condanna, c’erano le presunte dichiarazioni confessorie di Nica intercettato mentre parlava al telefono con la madre («quanto mi prendo per un omicidio»), i tentativi di depistaggio messi in atto (l’intenzione di partire per la Romania, la cancellazione dei dati del cellulare), il ritrovamento di un filamento (forse il residuo di un pezzo di maglietta indossata dal romeno) di tessuto sotto le unghie di Sartini. E poi, il movente: secondo la tesi della procura il pensionato sarebbe stato rapinato perché Nica aveva bisogno di soldi per pagare le prestazioni della prostituita con cui aveva passato un paio d’ore nel suo appartamento di via Circonvallazione.

Proprio la squillo, però, avrebbe rappresentato secondo la difesa un alibi di ferro per Nica, riuscendo a coprire parte dell’arco di tempo in cui è stato ucciso il pensionato (tra le 21.30 del 26 dicembre e l’1.30 del 27 con picco di probabilità tra le 23.02 e 23.44). Ieri la lucciola doveva essere ascoltata, ma non si è collegata all’aula d’udienza. Su istanza della difesa, è stata ritracciata dall’Interpol in Romania e proprio da lì avrebbe dovuto testimoniare a favore del connazionale. Le motivazioni sono attese tra 90 giorni, poi la difesa (rappresentata dagli avvocati Marina Magistrelli e Simeone Sardella) giocherà la carta della Cassazione. 

 

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