Metano alle stelle, alcuni benzinai hanno staccato le pompe: «Neanche i matti pagherebbero 5 euro al chilo. Insulti e minacce, chiudiamo»

Giovedì 10 Marzo 2022 di Stefano Rispoli
Metano alle stelle, alcuni benzinai hanno staccato le pompe: «Neanche i matti pagherebbero 5 euro al chilo. Insulti e minacce, chiudiamo»

ANCONA - Insultati, minacciati. E adesso pure costretti a chiudere. I gestori dei distributori sono finiti nel mirino dopo il pauroso rincaro dei carburanti. Dall’inizio dell’anno il prezzo della benzina è salito del 13,3%, quello del gasolio del 15,2%: il pieno, per un’auto di media cilindrata, adesso costa almeno 12 euro in più, dato che un litro ha ormai superato i 2 euro. Ma è il metano a subire fluttuazioni davvero impressionanti: diversi distributori lo fanno pagare 5 euro (pardon, 4,999) al chilo. Un’enormità. Che sta succedendo?

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L’esasperazione 
«La situazione è fuori controllo», dice Vanni Friolo, proprietario di due distributori a Falconara e Trecastelli e membro del consiglio direttivo di Assogasmetano. Anche lui si è visto costretto a praticare il listino-record di 4,999 euro/kg di metano. «Ci danno dei ladri, sono arrivati a minacciarci, qualcuno voleva pure picchiarci - racconta -. La gente è esasperata. Noi siamo i primi a vergognarci e a invitare i clienti a rivolgersi ad altri distributori, ma non possiamo farci niente. Subiamo le oscillazioni della Borsa e in questo momento non c’è margine di guadagno perché le vendite sono azzerate per chi, come noi, purtroppo l’anno scorso ha scelto di non fissare i prezzi. Ma tra qualche mese cesseranno anche gli altri contratti e allora tutti i gestori si troveranno nelle nostre stesse condizioni, a meno che il Governo non intervenga per calmierare i prezzi». Che sono schizzati alle stelle. «Fino a settembre 2021 vendevo il metano a 0,985, ora siamo a 5 euro: perdo soldi e vengo pure insultato», si rammarica Friolo. 


Bandiera bianca
Lo scenario è drammatico. Qualcuno ha già alzato bandiera bianca: ha chiuso un distributore di metano a Senigallia, così come quello di Serra de’ Conti. «Con il prezzo del metano imposto a 4,999 euro al chilo, chi si ferma a farlo? Neanche i matti. Preferiamo stare chiusi, ma manteniamo aperti il bar e le altre pompe di benzina, self e servito», dice Cristian Api, titolare del distributore di Serra de’ Conti. Una decisione dolorosa, perché crea problemi a molte famiglie, ma inevitabile, sostiene Api. «Non è una forma di protesta, ma l’amara realtà: la gente sui social insulta e augura il fallimento a chi tiene i prezzi così alti, ma non sa cosa c’è dietro». Ecco: che c’è dietro? Perché si assiste a questa sperequazione nei listini? «Gli aumenti sono cominciati ad ottobre - spiega Mirco Carletti, titolare del distributore di metano alla Rocca di Falconara -. Se i contratti sono stati stipulati prima e hanno valenza prolungata, chi li ha sottoscritti riesce e fare un prezzo migliore. Se i contratti sono stati rinnovati dopo, i distributori sono stati investiti in pieno dalla tempesta speculativa. Perché di questo si tratta: il flusso di metano dalla Russia non è diminuito così tanto e le nostre riserve sono quasi al massimo. Il problema sono le speculazioni ad opera di fondi internazionali che pur di trarre profitto non si fanno scrupoli di gettarsi come sciacalli in qualunque situazione vedano occasione di guadagno». 


L’appello 
Su Facebook ha lanciato un appello agli automobilisti: «Vi prego di non colpevolizzare noi gestori che rischiamo il nostro lavoro: avete ragione ad essere arrabbiati, ma non volgete la vostra rabbia a chi è vittima come voi di questa tremenda situazione: siamo fortunati se abbiamo un mancato guadagno, il più delle volte si tratta di perdite importanti». Ma i leoni da tastiera continuano ad inveire contro i benzinai, sui social impazza il tam tam sui distributori più o meno cari. E intanto, fuori, si allungano le code davanti ai metano dai prezzi più convenienti. 

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Ultimo aggiornamento: 11 Marzo, 08:17 © RIPRODUZIONE RISERVATA