Il finto impiegato Enel è un truffatore, con un raggiro soffia la casa a un anziano analfabeta: arriva la condanna

Sabato 20 Marzo 2021 di Federica Serfilippi
Il tribunale di Ancona

ANCONA - Spacciandosi per un impiegato Enel, aveva bussato alla porta di un anziano per proporgli delle offerte vantaggiose per l’erogazione dell’energia elettrica. Alla fine, dopo fiumi di parole, aveva convinto il proprietario di casa a firmare un contratto. Solo un mese dopo è emerso che quel pezzo di carta altro non era che un modulo per il cambio di residenza: il finto commerciale, in pratica, con quel pezzo di carta aveva assunto il diritto di abitare in quell’appartamento, all’epoca gestito dall’Erap. 

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È questo il quadro accusatorio che ha fatto finire sotto processo un piacentino di 46 anni per sostituzione di persona. L’uomo, ieri mattina, è stato condannato dal giudice Luca Zampetti a otto mesi di reclusione, pena sospesa. L’imputato, difeso dall’avvocato Umberto Bianchelli, si trova in carcere per altra causa. Ieri, si è collegato da remoto all’udienza che si è tenuta al primo piano del tribunale. Nella rete fraudolenta, tessuta nel giugno 2015, c’era finito un anconetano di 74 anni. Dal dibattimento è emerso che l’anziano non sa né leggere né scrivere: sarebbe in grado solo di fare la propria firma.

È soprattutto a causa dello stato deficitario della vittima che il 46enne sarebbe riuscito a strappargli il documento di residenza, spacciato per un contratto relativo alla fornitura dell’energia elettrica. La vittima si era fidata dall’uomo che aveva bussato alla sua porta – in una palazzina di via Senigallia dove era in affitto – vestendo i panni fasulli di un addetto Enel. Le parti non si conoscevano. 


Come si è arrivati alla scoperta dell’inganno? Un mese dopo la firma, l’anziano aveva ricevuto a casa una lettera del Comune dorico. Non sapendo leggere, si era recato in sede: lì era emerso che nella missiva si faceva riferimento alla nuova residenza del 46enne, proprio nell’appartamento abitato dall’anziano. Risultava che quest’ultimo aveva varato il cambiamento del nucleo familiare. Per la procura, il fine ultimo dell’imputato sarebbe stato quello di appropriarsi interamente della casa popolare, nel momento in cui il coinquilino sarebbe venuto a mancare. Il 46enne ha sempre respinto le contestazioni. 

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