Assolti in Appello per l'«aspetto mascolino» della vittima, la Cassazione ribalta la sentenza e condanna i due stupratori: «Fu violenza»

Assolti in Appello per l' "aspetto mascolino" della vittima, la Cassazione condanna i due stupratori: «Ci fu violenza»
Assolti in Appello per l' "aspetto mascolino" della vittima, la Cassazione condanna i due stupratori: «Ci fu violenza»
di Federica Serfilippi
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Mercoledì 1 Giugno 2022, 02:50 - Ultimo aggiornamento: 15:25

ANCONA - Dopo rimpalli giudiziari, polemiche e pregiudizi, è arrivato il sigillo irrevocabile della Cassazione: la notte del 9 marzo del 2015, al parco di via Ragusa, si consumò una violenza sessuale. Sono stati condannati in via definitiva i due ragazzi peruviani, entrambi 27enni, accusati di aver abusato di una loro coetanea, dopo averla stordita presumibilmente con la benzodiazepina.

La Cassazione ha rigettato i ricorsi presentati dai rispettivi avvocati degli imputati, confermando di fatto le condanne emesse dalla Corte d’Appello di Perugia: cinque anni di reclusione a Jonh Henrri Pinto Melendez, e tre anni a Jorge Luis Choque Garcia. Il primo, difeso dall’avvocato Fabrizio Menghini, è stato ritenuto dalla procura l’autore materiale dell’abuso. Il secondo, assistito dal legale Gabriele Galeazzi, è stato dagli inquirenti indicato come “il palo” che fece da guardia mentre l’amico abusava della ragazza. I due imputati sono già nel carcere di Montacuto per espiare la pena residua. Dopo gli arresti fatti scattare dalla Squadra Mobile nell’aprile del 2015 erano stati collocati per un periodo ai domiciliari.

La parte civile

Parte civile, anche in Cassazione, era la vittima, tutelata dall’avvocato Cinzia Molinaro. Già dopo la sentenza di primo grado, la ragazza aveva lasciato Ancona, cercando di dimenticare quanto accaduto. La sentenza dei giudici di terzo grado riabilita appieno e in via definitiva (anche se ancora non si conoscono le motivazioni del verdetto) la versione della ragazza. Era stata messa in dubbio dalla Corte d’Appello che nel 2019 aveva assolto i due imputati, dopo la sentenza di condanna emessa in primo grado. I giudici del palazzo di via Carducci, oltre a sollevare perplessità sulle parole della giovane, si erano soffermati sul suo aspetto fisico, ritenuto «tutt’altro che femminile, quanto piuttosto mascolino, che la fotografia presente nel fascicolo processuale appare confermare». Era stata anche chiamata «scaltra peruviana», con il sospetto che fosse stata lei a organizzare la «nottata goliardica» con i connazionali, finendo per provocare uno di loro, «inducendolo ad avere rapporti sessuali per una sorta di sfida».
Dopo l’assoluzione - che tanto aveva fatto discutere, portando anche un vento di protesta sotto il palazzo della Corte d’Appello – era stato il procuratore generale ad impugnare il verdetto e a portare il procedimento in Cassazione. I giudici avevano così annullato la sentenza, rimandando la trattazione alla Corte d’Appello di Perugia. Nell’ottobre del 2020, il verdetto: cinque anni a un imputato, tre anni all’altro. Le stesse condanne che erano state emesse in primo grado dal tribunale di corso Mazzini. Nei giorni scorsi, il sigillo definitivo con i ricorsi respinti e le condanne passate in giudicato. Stando a quanto emerso nel corso del procedimento, vittima e imputati si conoscevano: frequentavano tutti la stessa scuola serale, a Senigallia. 

L’hanno stordita

Tornati con il treno ad Ancona, quella nottata, avevano bevuto qualche drink. Poi, la passeggiata fino al parco di via Ragusa. È qui, stando alla procura, che era avvenuta la violenza sessuale, contestazione sempre rigettata dai due peruviani. La vittima, per l’accusa stordita con benzodiazepina, era tornata a casa con una profonda lesione alle parti intime, tanto che era stato necessario il ricovero al Salesi. Da lì erano partite le indagini della Squadra Mobile, durate poco meno di un mese. 

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