Risse, degrado e un residente su due è straniero al Piano. Il sindaco: «Non è un Bronx, ci porterò tutta Ancona»

Venerdì 18 Marzo 2022 di Stefano Rispoli
Controlli della polizia al Piano

ANCONA - Si fa presto a dire integrazione. Poi ti scontri con la dura realtà che parla di tre risse in meno di una settimana al Piano. I protagonisti? Tutti stranieri. Un romeno, un tunisino e un liberiano, finiti all’ospedale con la testa rotta. Il comun denominatore? L’alcol, ça va sans dire. Il sindaco, con apposita ordinanza, l’ha bandito H24 dal quartiere più multietnico del capoluogo, dove 6mila persone vivono a stretto contatto, ma sì e no conoscono il vicino di casa. 

 


Quasi un residente su due al Piano è straniero, il 44%. Cinesi, bengalesi, romeni, magrebini: un mix di lingue e culture, una convivenza forzata tra comunità che, invece di contaminarsi, si isolano. E cresce l’insofferenza degli italiani, che da qui scappano: nei luoghi-simbolo (corso Carlo Alberto, via Giordano Bruno, Piazza Ugo Bassi) sono addirittura in minoranza. E l’età media degli stranieri (33 anni) la dice lunga sul trend del futuro: il Piano, tra qualche tempo, sarà in mano loro. Potrebbe essere una risorsa, ma solo se la politica deciderà una volta per tutte di affrontare il problema e trasformarlo in opportunità, prima che sia troppo tardi. E non ci si può certo fermare a un’ordinanza anti-alcol, ai pattugliamenti o a qualche sporadica iniziativa, tipo il Primo Piano Festival o la Notte Bianca. A proposito: che fine hanno fatto gli eventi che avrebbero dovuto favorire l’integrazione? «Il Covid ha interrotto queste iniziative che però ripartiranno perché sono state occasione di incontro, partecipazione, impegno, abbellimento - sostiene Valeria Mancinelli -. Stiamo lavorando con gli uffici per la programmazione».

Ma è su un grande progetto atteso da mezzo secolo che il sindaco punta forte. «La riqualificazione dell’area del mercato e di piazza d’Armi sarà una tappa fondamentale per la crescita della zona, un volano potentissimo: al Piano arriveranno da tuta Ancona». Una sfida, più che una promessa. «Per il Piano abbiamo un progetto come per gli Archi, tornato ad essere attrattivo per nuovi operatori commerciali».


Lo sguardo è rivolto al futuro, ma non possono sfuggire i problemi di oggi. «Ce ne sono, ma non siamo al Bronx - corregge il tiro la Mancinelli -. Dipingere il Piano come il Bronx è sbagliato e fa un cattivo servizio a chi ci abita e ci lavora. Basta entrare nelle scuole per rendersi conto che si educa all’integrazione con progetti di grande qualità o nei locali che abbiamo messo a disposizione delle varie etnie, dove ci si aiuta a vicenda. Le comunità per prime isolano chi non si comporta bene». Non sarà certo un’ordinanza anti-alcol la panacea, «ma è uno strumento che vuole aiutare le forze dell’ordine che stanno già facendo molto - puntualizza il sindaco -. Un’ordinanza non risolve, nessuno ha la bacchetta magica, ma aiuta: il questore è soddisfatto, così come residenti e commercianti».

Ma la diaspora di anconetani è costante: chi può, scappa dal Piano, lo dicono i numeri. E il valore delle case sta crollando. «Sul mercato immobiliare non possiamo intervenire, gli affitti bassi hanno attirato anche il disagio che esiste e va affrontato: ripartendo le attività sociali di aggregazione, nelle scuole, si rinnoverà questa azione. Identità significa anche rispettare le regole - avverte la Mancinelli -. Vale per tutti, non solo per gli stranieri. Ma ad un’azione sistematica di presidio del territorio occorre creare le condizioni ambientali per una migliore vivibilità». Che non può non passare da un controllo delle case-alveare, dove s’annidano inquilini-fantasma. «Stiamo verificando la possibilità di un censimento più puntuale, ma dobbiamo attenerci alle direttive del Ministero dell’Interno e dell’Istat». 

 

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