Torrette, vaccini a metà strada: iniezioni al 50% dei dipendenti. Ma i medici non raggiungono il 70%

Giovedì 14 Gennaio 2021 di Stefano Rispoli
All'ospedale di Torrette fin qui si è vaccinato metà del personale

ANCONA - Gli specializzandi, che avevano polemizzato contro la decisione dell’Azienda ospedaliera di cancellare le loro prenotazioni per carenza di vaccini, sono quelli che hanno risposto con più vigore: 9 su 10 si sono sottoposti alla profilassi anti-Covid o hanno fissato un appuntamento per i prossimi giorni. Meno entusiasta la reazione dei medici: non arrivano al 70% quelli che hanno scelto di immunizzarsi contro il virus. 

 

 

LEGGI ANCHE:

Coronavirus, altri 18 morti oggi nelle Marche. Il più giovane aveva 55 anni: 1753 vittime dall'inizio della pandemia / La mappa dei contagi in tempo reale

 


Fino a ieri, solo la metà dei dipendenti degli Ospedali Riuniti di Ancona aveva accettato di vaccinarsi (circa 2.500 persone), percentuale che, considerando le prenotazioni, salirà all’80% da qui a domenica, quando si chiuderà la prima fase. Poi scatterà la seconda, quella dei richiami, che dovrebbe concludersi entro il 10 febbraio. A Torrette, dunque, circa 3.300 persone su un totale di quasi 4mila (inclusi i dipendenti delle ditte esterne e gli specializzandi) alla fine aderirà alla campagna di vaccinazione: troppo poche? Fonti aziendali esprimono comunque soddisfazione e invitano alla calma.

«C’è tempo fino a domenica», ricordano. L’obiettivo è chiudere a quota 3.500 vaccinati, al ritmo di 250 iniezione al giorno. Per questo l’Azienda insiste con martellanti appelli, anche in video e via mail, in cui ricorda che vaccinarsi è un dovere morale, soprattutto per chi lavora nella sanità, e sollecita i dipendenti che ancora non l’hanno fatto per varie ragioni (scelta etica, mancanza di tempo, titubanza sull’efficacia della profilassi) a fissare un appuntamento. Di posto ce n’è: all’ospedale regionale sono stati allestiti 4 ambulatori vaccinali in cui sono impiegate quotidianamente 26 persone tra medici, infermieri e specializzandi, sottratti all’attività ordinaria. 


Il che pone una serie di quesiti in prospettiva: dopo il richiamo, che ruolo avrà Torrette nella campagna di profilassi della popolazione? Riuscirà a tenere un ritmo adeguato con l’attuale assetto organizzativo o ci sarà bisogno di un incremento del personale, anche per non gravare sull’ordinaria operatività e non lasciare i reparti sguarniti? Molto dipenderà dalle scelte della Regione e dal personale aggiuntivo che verrà assegnato alle Marche dal commissario straordinario Arcuri. Un problema, quello del personale, che resta molto sentito a Torrette, a prescindere dai vaccini. C’è forte carenza di infermieri e la Direzione ospedaliera, per colmare le lacune, aveva riposto grande affidamento sulla graduatoria provvisoria del concorsone indetto dall’Asur, a cui la scorsa settimana sono stati chiesti 80 candidati. 


L’Azienda sanitaria ha fornito un elenco di 120 infermieri. Ma ecco la sorpresa: è emerso che 71 di questi già sono dipendenti di Torrette. I restanti 49 sono stati contattati, ma solo 14 hanno risposto favorevolmente alla proposta lavorativa e stipuleranno contratti a tempo determinato da 6 mesi a un anno. Insomma, il “vuoto” resta e adesso Torrette è tornata alla carica, reiterando la richiesta per un’altra sessantina di nominativi. Ma è evidente che la graduatoria accelerata dell’Asur non soddisfa i candidati e, dunque, è sempre più urgente portare a termine l’iter del concorso. Nel frattempo, i vertici degli Ospedali Riuniti continuano a lavorare al piano occupazionale: si prevede l’assunzione nell’arco del prossimo triennio di circa 300 persone. Ma il punto è sempre lo stesso: si troveranno concretamente professionisti da ingaggiare? 

© RIPRODUZIONE RISERVATA