Sos disturbi e dipendenze, inaugura la Psichiatria di Transizione per i giovani. «La pandemia ha aggravato il quadro»

Venerdì 3 Dicembre 2021 di Maria Cristina Benedetti
Il taglio del nastro del nuovo reparto a Torrette

ANCONA - Una terra di mezzo, che andava riempita. «Di contenuti, di cuore, di umanità». Michele Caporossi, in quella che un tempo era la hall di Torrette, convertita per l’occasione in auditorium, srotola il filo rosso che lega l’attività del pediatrico Salesi a quella che anima le corsie degli adulti. La zona, ritrovata, della gioventù. Il dg degli Ospedali Riuniti dà il segnale del “missione compiuta” e inaugura il reparto di Psichiatria di Transizione.

 

Mescola anima e sostanza: «Sarà un luogo dove si prenderanno in carico giovani d’età compresa tra i 15 e i 25 anni con disturbi comportamentali e mentali». Cerca gli sguardi di chi lo ascolta: «È un altro pezzetto del percorso». 
Tesse l’ordito su questa trama d’eccellenza Umberto Volpe. «L’obiettivo è dare risposte nuove, necessarie e innovative, alle esigenze dei nostri ragazzi - va oltre il direttore della Clinica di Psichiatria - per prevenire prima possibile le cronicità e i disturbi. Accanto a farmaci e psicologici va organizzato un approccio psico-sociale». Si tratta di un tempo, aggiunge Volpe, «in cui può succedere di tutto: ragazzi che rappresentano la fascia più debole, secondo uno studio multicentrico cui abbiamo partecipato, sensibile anche ai disturbi causati dalla pandemia». Disagi, che emergono precocemente e che spesso si associano a dipendenze patologiche legate a droghe, ma anche all’uso problematico di strumenti digitali. Come Internet e smartphone. È la triste teoria della “doppia diagnosi”. 
Alle pareti delle stanze, colorate dalle coperte stese tra sedie stilizzate, pannelli con file di alberi sono l’immagine della vita a portata di mano. Quattro posti letto, due per ragazzi e due per ragazze, e uno d’emergenza per l’osservazione breve. Il reparto, diretto da Virginio Salvi, prof della Politecnica, è costola della Clinica Psichiatrica. Torna a dire Volpe: «L’idea è fare in modo che il momento del ricovero non sia il fulcro del percorso di trattamento, ma sia agile e veloce, per inquadrare il problema dal punto di vista diagnostico e terapeutico. I ragazzi vogliono ritornare in famiglia. Sarà cruciale la rete territoriale - indica il metodo - e il rapporto con l’Area Vasta 2: una strada condivisa tra chi lavora in ospedale, chi in ambulatorio e chi sul territorio». Soddisfazione fatta persona. Per Carlo Ciccioli sono «giorni di felicità, perché a questo progetto ho pensato a lungo quando ero capo dipartimento per le dipendenze patologiche». Ci mette il sigillo, senza indugi: «È una soluzione essenziale». Ricorda: «C’era un’area vuota, quella che riguarda la fascia della maturazione della persona, e non c’era un posto dove accogliere le criticità». Arriva al punto: «Oggi, si registrano sempre più adolescenti difficili che si avvicinano alle sostanze. Bisogna anticipare. Non si può seguire la persona quando ormai è diventata tossicomane. Allo stesso tempo è impossibile lasciare alle famiglie questo carico, ingestibile: tanti genitori non sono in grado di affrontare una psicopatologia». Ribadisce: «In mezzo, c’era bisogna di qualcosa». Ora c’è. «Con questi posti letto noi diamo una risposta che spero non sia l’unica». 
Imprime il ritmo della svolta, Gianluca Gregori. «L’obiettivo è far crescere e sviluppare l’Ospedale universitario delle Marche». Anche per il rettore della Politecnica «è un giorno di festa. Ci fa comprendere come, lavorando in maniera integrata, otteniamo risultati». Il governatore Francesco Acquaroli arriva alla sintesi: «Si tratta di un sostegno per tutte quelle famiglie che hanno difficoltà, fragilità o criticità in relazione ai ragazzi di questa età. Una risposta concreta del sistema sanitario pubblico». Al momento, solenne, del taglio del nastro, l’arcivescovo di Ancona-Osimo, Angelo Spina, ha benedetto la terra di mezzo. Che era vuota e ora ha uno scopo, è stata riempita.

© RIPRODUZIONE RISERVATA