Luca ucciso da un cavo killer, chiusa l'inchiesta sulla morte dell'agente marittimo: il comandante della nave verso il processo

Giovedì 12 Agosto 2021 di Federica Serfilippi
Luca Rizzeri, il 33enne ucciso dal cavo killer di una nave

ANCONA - Era stato colpito fatalmente dalla cima di una nave utilizzata in fase d’ormeggio, che si era sganciata all’improvviso dalla bitta. L’agente marittimo Luca Rizzeri, 33enne sposato e padre di due figli piccoli, era morto all’istante. La tragedia, alla banchina 23 del porto dorico, la mattina del 10 giugno 2019. A più di due anni di distanza dall’incidente mortale, si terrà l’udienza preliminare dal gup Paola Moscaroli.

 

A rischiare il processo è il comandante della Bf Philipp, la nave portacontainer battente bandiera portoghese che aveva gettato il cavo di nylon durante le fasi d’ormeggio. 
Si tratta di un 53enne ucraino (A.D.) accusato di omicidio colposo per aver consentito – l’ipotesi del pm Rosario Lioniello - che le operazioni di attracco avvenissero a una velocità eccessiva e comunque non proporzionata alle condizioni di usura dei cavi impiegati. L’udienza si terrà il 9 novembre. Il comandante verrà difeso dall’avvocato Alessandro Scaloni. La famiglia della vittima si è invece affidata allo Studio3A di Venezia. Rizzeri, originario di Pavia e dipendente dell’agenzia Adriano e Armando Montevecchi, quel giorno si trovava lungo la banchina in attesa di iniziare le operazioni di scarico del naviglio. All’improvviso, mentre era di spalle, era stato colpito sulla parte destra del collo da una delle due estremità del primo cavo di ormeggio (spring di prora) dell’imbarcazione. Stando alla ricostruzione della procura, la fune, in tensione, si era spezzata al momento dell’aggancio: una frustata micidiale che non aveva lasciato scampo all’agente marittimo, morto sul colpo. Avrebbe compiuto 34 anni qualche giorno dopo il tragico incidente. La fune, su disposizione della procura, era stata immediatamente sequestrata dalla Capitaneria di porto. Si è svolta anche una perizia, affidata all’ingegnere Pasquale Frascione, che ha eseguito delle prove di resistenza della fune stessa al porto di Castellammare di Stabia. È emerso che il cavo era logorato a tal punto che non avrebbe dovuto essere impiegato nella fase di ormeggio della Bf Philipp. Il perito ha evidenziato «gravi ammaloramenti su tutta la sua lunghezza, soprattutto nel punto di rottura». Il cavo si sarebbe rotto «perché sollecitato da uno sforzo di trazione prodotto dal movimento della nave che non era in grado di sostenere». Inoltre, la nave si sarebbe avvicinata alla banchina «con velocità superiore a zero nella fase finale di ormeggio». Inoltre, la fune sarebbe stata passata attorno alla bitta mentre l’imbarcazione «era ancora in movimento». 

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