Baby bulli, i video choc al setaccio della polizia. Il prefetto tuona: «Comportamenti inammissibili, prendiamoli»

Giovedì 12 Agosto 2021 di Stefano Rispoli
Il prefetto Darco Pellos

ANCONA - La strategia anti-bulli in quattro mosse. Primo: indagini serrate per scovare i violenti. Secondo: più controlli e percorsi rieducativi per i responsabili, molti dei quali minorenni. Terzo: censimento degli edifici-fantasma, dove spesso si annidano i ragazzini terribili.

 

Quarto: fototrappole per frenare le irruzioni abusive. Il Corriere Adriatico, nell’edizione di ieri, aveva sollecitato la Prefettura a dare risposte forti dopo gli ultimi episodi di violenza, culminati con l’aggressione-choc di domenica scorsa in via Novelli, in tre contro uno, ripresa dal cellulare di un residente. Ebbene, quelle risposte sono arrivate. 
«Porremo i responsabili nelle condizioni di non nuocere più all’ordinato vivere civile di una città come Ancona che risulta offesa da comportamenti inammissibili e la cui gioventù non può essere riconosciuta in certi atteggiamenti». Parole di fuoco, quelle del prefetto Darco Pellos che ancora una volta si dimostra tutt’altro che tenero nei confronti di bulli e baby gang. «Anche se non sono pervenute denunce sui fatti messi in evidenza, ogni evento verrà approfondito nelle sue cause e nei comportamenti dei protagonisti, al fine di individuare i responsabili», promette il prefetto, a margine del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica che si è riunito ieri per affrontare non solo il tema della sicurezza in vista del Ferragosto e l’emergenza incendi, ma soprattutto il problema della violenza giovanile. Si parte da un presupposto: «Nel recente passato nessun episodio è stato tollerato e tutti i responsabili sono stati assicurati alla giustizia, anche grazie alle riprese delle videocamere di sorveglianza». Il bilancio parla chiaro: 7 giovani denunciati dalla Squadra Mobile per i pestaggi di piazza della Repubblica (5 giugno) e di via Matteotti (19 luglio). Ma non basta: serve uno sforzo ulteriore perché i baby teppisti non si placano. E allora, la Prefettura spinge il piede sull’acceleratore delle indagini. Il video dell’aggressione di via Novelli (un ragazzo accerchiato da tre giovani e preso a calci e pugni da uno di loro) in possesso del Corriere Adriatico è al vaglio della polizia, come anche i filmati ripresi nei sotterranei del park Stamira, dove un gruppo di minorenni era solito radunarsi per bere e drogarsi. 
Ma proprio perché si tratta di giovanissimi, il Comitato per la sicurezza ritiene «indispensabili percorsi rieducativi volti a far comprendere non solo il danno procurato alle vittime, ma anche l’irreparabile danno per i responsabili che, avviati a comportamenti antisociali, vedranno fortemente limitate le possibilità di raggiungere un adeguato inserimento nella società della quale, invece, dovrebbero rappresentare il futuro positivo». Tuttavia, la (ri)educazione non basta. Occorrono misure di controllo efficaci. Determinante sarà il contributo del Comune di Ancona, ieri rappresentato dall’assessore alla Sicurezza, Stefano Foresi. È già stato effettuato un censimento degli edifici pubblici abbandonati «di cui si rende necessaria la messa in sicurezza», sottolinea il prefetto. «L’evoluzione dei bisogni di un centro urbano capoluogo di regione pone la necessità della riqualificazione di alcuni immobili per i quali individuare una nuova destinazione». Il PalaVeneto, luogo di ritrovo di ragazzini scalmanati, è uno di questi, ma l’elenco è lungo e comprende anche molti edifici privati per i quali «il Comune avvierà le procedure perché i proprietari provvedano autonomamente alla loro sicurezza». La risposta anti-bulli consiste anche nell’estensione degli impianti di videosorveglianza e nell’installazione di fototrappole all’ingresso degli edifici fantasma. La promessa del prefetto è che «ogni evento di rilievo segnalato verrà approfondito per verificare eventuali comportamenti illeciti». Un impegno che si unisce a un appello alla cittadinanza «affinché segnali alle forze di polizia ogni episodio nell’immediatezza, tramite il servizio 112». 

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