Fine del restyling a San Ciriaco, la cattedrale si è rifatta il look: doppia benedizione per la Domenica delle Palme

L'altare ristrutturato a San Ciriaco verrà svelato ai fedeli domenica
L'altare ristrutturato a San Ciriaco verrà svelato ai fedeli domenica
di Roberto Senigalliesi
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Mercoledì 6 Aprile 2022, 08:20

ANCONA - Verranno presentati, e benedetti, domenica prossima, la Domenica delle Palme, i lavori realizzati nella cattedrale di san Ciriaco, che hanno riguardato sia la parte esterna sia quella interna per un importo di 350mila euro, di cui il 70% conferiti dalla Cei, la Conferenza episcopale italiana. La cerimonia inizierà alle 10,15, seguendo la scaletta che segue: prima la benedizione delle palme sul sagrato, poi quella degli ultimi interventi di restauro, illustrati dall’arcivescovo Angelo Spina, quindi la santa messa.

I lavori esterni erano necessari dopo i danni generati dal terremoto del 2016, ma anche per via di quelli causati dall’esposizione, più che centenaria, alle intemperie, con l’acqua che in molti punti s’infiltrava tra le pareti, causando danni evidenti a tutta la struttura. Iterventi improcrastinabili concentrati su tre punti specifici. 
Il primo è quello della parte esterna, lato mare, dietro l’abside dell’altare maggiore, con l’acqua che si infiltrava nelle pareti e nel tetto, che è stato ricostruito dopo aver spicconato e intonacato l’intera parete, liberandola dall’umidità che s’era creata nel tempo. Poi l’azione di recupero sull’abside dell’altare della Madonna Regina di tutti i Santi, danneggiata dal terremoto del 2016 con la palificazione e il consolidamento esterno e interno dei blocchi in pietra della parete. Quindi l’intervento nella Cripta delle Lacrime, sotto la cappella del Crocefisso, a fianco della cappella che contiene le spoglie di san Ciriaco, chiusa al pubblico dalla fine della seconda guerra mondiale, in cui sono conservati i corpi di altri vescovi. 

Uno spazio storico e devozionale significativo, che diverrà un vero e proprio luogo di culto pronto ad accogliere un frammento del sasso che colpì il gomito del primo martire della chiesa cristiana, santo Stefano, durante la sua lapidazione avvenuta a Gerusalemme nel 34 dopo Cristo. Nella parte interna, oltre a un nuovo impianto di illuminazione a led, c’è stato l’adeguamento del presbiterio secondo le normative liturgiche attuali con l’arretramento della zona dell’altare e l’utilizzo di quello storico del 1700 come unico altare maggiore della cattedrale. In questa maniera - aveva ricordato monsignor Spina - la cattedrale viene uniformata alle normative liturgiche vigenti, così come è avvenuto per tutte le altre basiliche delle Marche, posizionando gli altri sacerdoti concelebranti nel coro retrostante in modo da creare lo spirito di comunione ecclesiale. La parte dell’altare maggiore sezionata è stata spostata nella vicina cappella del Sacramento. Proprio questi lavori, concordati con la Soprintendenza, erano stati oggetto di critica da parte di Marco Moreschi, membro della Commissione laica della Diocesi, che paventava la lesione del blocco di questo altare donato nel 1730 da papa Benedetto XIV alla città di Ancona, dove era stato vescovo. Lesione che, a suo dire, si è verificata e che cancella anche il valore simbolico e di culto di questo storico altare per un non chiaro adeguamento liturgico. Moreschi aveva auspicato lo stop ai lavori che, nel frattempo, sono proseguiti e realizzati secondo il progetto iniziale, causando anche apprensione e critiche da parte dello storico dell’arte Vittorio Sgarbi.

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