Autorità portuale, scatta il toto-presidente. La sindaca Mancinelli pro-Giampieri: ​«Non si sfascia ciò che funziona»

Lunedì 7 Dicembre 2020 di Maria Cristina Benedetti
Valeria Mancinelli e l'attuale presidente di Ap Rodolfo Giampieri

ANCONA - C’è da scommettere che l’abbia detto proprio così alla ministra Paola De Micheli. «Non si sfascia ciò che funziona». Valeria Mancinelli va dritta al bersaglio. Giampieri-bis, per la continuità d’azione dell’Autorità di sistema portuale del mare Adriatico centrale. La sindaca dorica non ha dubbi sul principio, in base al quale scegliere tra le cinque “manifestazioni d’interesse” arrivate a destinazione: tre funzionari ministeriali e due nomi di bandiera, il presidente uscente e l’ipotesi piuttosto lunare del Verde per tutte le stagioni, Gianluca Carrabs.

 

 

Inutile chiederle su quali tavoli si gioca la partita del rinnovo, da chiudersi entro metà gennaio. «Non lo so. La legge prevede che la nomina sia competenza del ministero dei Trasporti, d’intesa con le regioni interessate, Marche e Abruzzo». Evita le secche. «Più che i tavoli, a me interessa la sostanza d’uno strumento che gestisce importanti infrastrutture: i porti di Ancona, Pesaro, San Benedetto, Pescara, Ortona». E fissa il primo paletto, l’essenza: «La scelta va fatta nel segno di questo bene comune. Sono per chi ha fatto, e ha fatto in modo corretto». Passa a piantare il secondo: «Qui non c’entrano le contrapposizioni tra centrodestra e centrosinistra, le diatribe politiche. Io parlo da sindaca di un capoluogo e non da esponente politico. Devono funzionare il coordinamento e la cooperazione con la città, con la regione tutta». Profondità per superficie, e dà corpo alla sua affermazione: «La qualità della governance di un porto si misura su terreni molto laici: quanto sia capace di produrre risultati, per l’economia dello stesso porto e del territorio, e quanta visione abbia nel relazionarsi con le istituzioni e le comunità su cui insiste». Sì, la Mancinelli arriva al nucleo: la mancata riconferma di Giampieri potrebbe compromettere i progetti già avviati. «E la mia - rafforza il suo credo - non è una voce isolata». 

Non si sfascia ciò che funziona, la sindaca sfrutta l’insistenza sull’intercalare, per potenziarne l’effetto. Che sostiene con la linfa degli esempi sul campo. «La guida degli ultimi anni dell’Autorità ha gestito, ottimamente, l’ingresso di nuovi porti di Marche e Abruzzo nel sistema di Ancona, ha attivato una banchina container su cui oggi si muovono decine di migliaia di merci». Vola, sulla prospettiva. «Sta portando a compimento la riqualificazione di altre banchine destinate alle merci, ha posto le basi per trovare nuovi spazi di sviluppo per i traghetti e la logistica, ha rilocalizzato le movimentazioni di mezzi pesanti allo scalo Marotti». 

Uno schiaffo ai detrattori, per i quali è stato solo immobilismo. La sindaca procede, imperterrita: «Ha supportato lo sviluppo della cantieristica, oggi forse il più grande bacino di lavoro delle Marche». Stessa voce, identica la convinzione delle associazioni degli spedizionieri e degli agenti marittimi, delle parti sociali, delle associazioni di categoria, della Camera di Commercio. «Apprezzano il lavoro svolto in questi anni dall’attuale presidente - la Mancinelli fa quadrato - perché sono consapevoli di un programma in corso, con progetti che vanno completati, e richiamano la difficoltà del momento che, per superare la crisi, impone continuità». Oggi arriverà anche l’endorsment della Camera di commercio di Chieti-Pescara. Eppure. Eppure chi conosce le cose romane dice che nelle ultime due settimane la posizione che sembrava molto solida (verso la riconferma) di Giampieri sembra essersi indebolita. Fincantieri dovrebbe averci messo un bel puntello e non ha voluto neanche sapere il resto della cinquina: per noi serve Giampieri, avrebbero detto. Un bell’assist. Ma adesso siamo in piena corrida e il gioco dell’oca torna ai governatori: Acquaroli e Marsilio si sarebbero sentiti. Il governatore delle Marche, autoconferitosi la delega sul Porto, due settimane fa era neutro mentre oggi auspica un cambio di passo. Altro che Carrabs. E se non c’è accordo tra ministro e governatori si fa uno a uno: al ministro il presidente, ai governatori il segretario. Con M5S che ricorda a tutti che servono competenze per stare in quel posto, non le chiacchiere. Quindi, per tornare alla Mancinelli?

Avanti, compatti. Piazza sacchi di sabbia e srotola filo spinato: «Altrimenti - avverte - diventa campo di scorribande e di conquista da parte di personaggi che non hanno collocazione». Riavvolge il nastro del tempo: «I miei timori sono frutto di esperienze del passato. Quando il territorio si sfilaccia s’innesca questo meccanismo». 

Ultimo aggiornamento: 8 Dicembre, 09:45 © RIPRODUZIONE RISERVATA