Adotteranno il cane salvato sulla neve
Merito della foto scattata a 2.400 metri

Adotteranno il cane salvato sulla neve Merito della foto scattata a 2.400 metri
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Giovedì 22 Febbraio 2018, 07:25

ANCONA Un gruppo di scalatori anconetani aveva avvistato un cane semi-assiderato oltre quota 2.400 metri, su una vetta dei Monti della Laga, e dopo aver tentato invano di soccorrerlo s’erano rivolti via social network all’ente Parco e ai proprietari di cani della stessa razza, Lagotto romagnolo, divulgando una foto del cane sul pizzo di Moscio. Risultato: qualcuno sul web aveva addirittura seminato il sospetto di una bufala, orchestrata con un fotomontaggio, così erano piovuti insulti, invettive di morte e persino l’annuncio di una possibile denuncia per procurato allarme. Ma a distanza di due settimane dall’avvistamento, che risale al 4 febbraio, si è capito fino in fondo quanto fossero immeritate e calunniose quelle accuse.

Il cane, annuncia il parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, è stato ritrovato l’altro ieri «molto spaventato e debilitato» dai carabinieri forestali, che dopo vari servizi di ricerca sul territorio, sono riusciti a rintracciare l’esemplare maschio. L’hanno calmato, sfamato e affidato al servizio veterinario dell’Ausl di Teramo, che l’ha subito ricoverato in un canile della zona. 

 
Il cane recuperato, senza microchip e dunque adottabile, corrisponde proprio all’esemplare fotografato sul pizzo di Moscio dall’avvocato anconetano Alessandro Scaloni, appassionato di montagna, che quella domenica era sui monti della Laga con altri alpinisti suoi amici. «Sul pelo aveva delle placche di ghiaccio, sicuramente era lì da diverso tempo, abbiamo cercato di avvicinarlo per provare a riportarlo a valle ma non c’è stato verso», racconta il penalista. Così gli alpinisti hanno pensato di scattare qualche foto con il telefonino e di condividerle sui social per favorire le ricerche. L’avvocato Scaloni ha inviato le immagini al fratello Maurizio, che ha un cane della stessa razza e dal suo profilo Facebook ha girato l’appello all’ente parco e a un gruppo di proprietari di cani della razza Lagotto romagnolo. Apriti cielo. «Ci hanno rimproverato di aver fatto un fotomontaggio con il cane di mio fratello - ricorda l’avvocato Scaloni - Sul profilo di Maurizio ci hanno scritto persino che, non essendo riusciti a recuperare il cane, avremmo dovuto fare la stessa fine, anzi, essere seppelliti dalla neve».

Dai carabinieri forestali era arrivata una telefonata in cui si chiedevano spiegazioni, per il sospetto di un procurato allarme, durato però giusto il tempo di un chiarimento. Ora, passata la bufera social, il lieto fine è doppio: Maurizio Scaloni ha già chiesto al canile di poter adottare il cane salvato. 

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