Pesaro, ecco chi è il tennista Luca Nardi

Pesaro, ecco chi è il tennista Luca Nardi
Pesaro, ecco chi è il tennista Luca Nardi
di Gianluca Murgia
4 Minuti di Lettura
Martedì 4 Ottobre 2022, 15:23 - Ultimo aggiornamento: 6 Ottobre, 17:24

PESARO Se si potesse usare shazam per il rumore delle palline da tennis tramortite dal braccio destro del pesarese Luca Nardi, dal giugno 2018 il tennista più giovane di sempre a ottenere un punto Atp, uscirebbero autori da Grande Slam. Se un indizio è un indizio, due di fila iniziano ad essere una playlist interessante. Questo abbiamo scritto 4 anni fa, prima di intervistare Luca Nardi, dopo il suo acuto all’International Tennis Federation di Sassuolo, bissato dal trionfo al Thun Czech Junior Open 2018, asfaltando gli under 18 più forti del mondo. Vi riproponiamo l'intervista integrale.

Luca Nardi cosa dice? Nella sua casa di FossoSejore, sul mare che separa Pesaro da Fano, dietro la porta della cameretta ha il poster di Djokovic («mi piace come sta in campo, la passione e la grinta») ma, con lucidità da far invidia a molti sportivi adulti, dribbla ogni paragone perché «l’importante è essere se stessi e divertirsi come hanno insegnato i miei maestri».
Il suo tennis, già di rara completezza, ha spinto Stefano Pescosolido, uno che in carriera ha battuto Agassi e McEnroe, a paragonare Nardi a sua maestà Federer. Come la mettiamo?
«Io guardo tutti i campioni e, a quei livelli, da tutti c’è da apprendere».
Nardi, per gli amici “Luckita”, è nato a Pesaro il 6 agosto 2003. Il tennis è una passione di famiglia. Conferma?
«Fin da piccolo. Tutto è nato vedendo giocare mio fratello Niccolò ( Luca ha anche una sorella, Giulia, ndr)».
Dove è scoccata la scintilla?
«Alla Baratoff, dove si allenava. Io andavo con mia mamma Raffaella a prenderlo dopo gli allenamenti».
A che età la racchetta in mano?
«A 7 anni. Sempre alla Baratoff (dove l’Italia, nel 2016, ha affrontato in Coppa Davis l’Argentina, ndr)».
Superficie preferita?
«Cemento. Mi piace il campo veloce».
Altri sport?
«Gioco a calcetto con gli amici. Però mi piacciono anche il basket e il volley».
Idolo sportivo?
«Lebron James».
Squadra di calcio preferita?
«Io tifo Napoli. Mio padre è di Napoli (il notaio Dario Nardi, ndr), quindi sono per metà partenopeo».

Che scuola frequenta?
«Liceo Scientifico Sportivo Marconi».
Fidanzato?
«Ancora no».
Preferenze musicali?
«Dipende dalle situazioni. Prima di giocare ascolto quella da discoteca, che mi dà carica, forza e mi fa ballare».
Il resto della giornata?
«Ed Sheeran e, tra gli italiani, Ultimo».
Nardi è social?
«Oggi uso di più Instagram».
Piatto preferito?
«Il tortino di cioccolato. Se ne mangiassi di continuo non mi farebbe bene...».
Il fisico, però, è già in modalità pro...
«Sono alto 186 cm e peso 75 chili».
Quanti allenamenti alla settimana?
«Mi alleno da lunedì al sabato, tre ore al giorno, tra palestra e campo».
Il colpo forte?
«Il dritto. Riesco a dare potenza e precisione».
Quale è stata la prima cosa a cui ha pensato quando ha vinto il torneo di Praga contro il 17enne Rodesh?
«Che non me l’aspettavo. Abbiamo avuto parecchie discussioni con l’allenatore prima del torneo».
Perché?
«Ero infortunato alla schiena, non sapevo se partire o meno. Vincere è stata una sorpresa per tutti. Per questo dopo l’ultimo punto ero contentissimo».
Quali erano le insidie tecniche?
«Era per Under 18, con avversari molto più grandi di me e decisamente forti».
La svolta?
«In semifinale contro il danese Holger Rune, che ha la mia età ma oggi è il più forte del mondo. E l’ho battuto al tie break dopo un match molto lungo».
È entrato nella storia, a 14 anni e 10 mesi, come il più giovane di sempre a conseguire punti nella classifica Atp.
«Anche lì non me l’aspettavo ma a quando ho visto che potevo starci ho cominciato a crederci partita dopo partita».
Se chiude gli occhi, cosa sogna?
«Di partecipare a Wimbledon e vincere un torneo del Grande Slam».
La sua è una famiglia presente?
«Mi appoggiano parecchio ma senza mettermi pressione. Mi lasciano prendere decisioni, sanno che è l’unico modo per farmi stare sereno».
E poi ci sono i suoi maestri del Tennis Club Baratoff.
«Sono bravi e con esperienza. Con loro c’è un rapporto bellissimo anche fuori dal campo così come con gli altri ragazzi della squadra che sta ottenendo ottimi risultati. Complimenti a tutti».
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA