Tre stanze, tre donne e lo spettatore diventa autore della storia. E' il puzzle della vita quotidiana

Domenica 11 Aprile 2021 di Lucilla Niccolini
Room di Francesca Berardi in streaming

ANCONA - Anni fa, la domenica, i bambini accompagnavano i genitori in visita dalle zie. Per passare il tempo, giravano per casa, osservando i ninnoli, cercando angoli da cui osservare, per riderne, i gesti dei grandi. Ritroveremo quell’attitudine guardando Rooms, lo spettacolo interattivo che si inaugura oggi in diretta, alle 17,30, sulla pagina Fb di Collettivo Collegamenti.

 

Selezionato dall’Amat per “Marche Palcoscenico Aperto. Festival del teatro senza teatri”, col sostegno di Regione Marche, Rooms è ideato e diretto da Francesca Berardi. Ci conduce in una casa diroccata, dove lo spettatore giocherà, con l’aiuto di tre attrici, a rintracciare le presenze che vi hanno abitato.

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Come le è nata l’idea di questo viaggio in un vissuto domestico?
«Perlustrando i casolari abbandonati del Pesarese, assieme alle tre attrici, Laura Pettinelli, Agnese Barucca, Simona Venafro, alla ricerca di ispirazione, ho provato a immaginare chi avesse abitato quelle stanze spoglie, in cui affioravano qua e là particolari della vita passata. Spazi densi di avvenimenti, di cui parlavano gli oggetti e i segni sui muri. Ho cominciato a osservare come ognuna delle tre attrici occupava quegli spazi».


Ne è nata una drammaturgia?
«Sì, ma la particolarità è che sarà lo spettatore stesso a ricostruire una “sua” storia, sulla piattaforma digitale su chi è stato montato il nostro lavoro. Sceglierà uno dei tre personaggi femminili, dopo averne letto un breve profilo, poi uno dei tre spazi domestici – cucina, bagno e cortile – e a suo talento deciderà cosa vedere della loro vicenda. Prima di dare a ogni storia la sua interpretazione, come succede a ogni spettatore teatrale, potrà scegliere cosa e dove guardare, che particolari narrati ascoltare, quali filmati visionare. Sarà lui stesso a costruire la “sua” storia».


Quasi un puzzle. E i tasselli?
«Video, poesie, foto di Luca Lucci, canzoni, ricordi, frasi... Con un clic l’ospite, il nostro “host”, può andare in una o in un’altra direzione, dove la curiosità suggerisce. È quello che succede quando si va in visita da qualcuno: selezioniamo i particolari, gli oggetti che ci parlano del padrone di casa, che ci raccontano qualcosa in più della sua vita».


Ci dia un’anticipazione sui caratteri delle tre presenze femminili.
«Li ho individuati naturalmente osservando come le tre attrici si muovevano nella casa sconosciuta, il loro modo di “abitarla”. L’introversa tendeva a cercare gli angoli più riposti e misteriosi, a toccare gli oggetti di uso comune superstiti: insicura, piuttosto che occupare lo spazio, cercava se stessa. L’ho identificata con la poetessa Emily Dickinson, che traeva storie nella quotidianità. Più simile a Isadora Duncan è l’altra, tendente a dominare lo spazio con il corpo, e a stravolgerlo, più intraprendente e dinamica, per la quale quella casa sembra diventare tutte le case che ha abitato nella sua vita: uno spazio della memoria. La terza è Alda Merini, personalità travagliata, che spezza e sovrappone le visioni interiori che quelle stanze le evocano».


Lo spettacolo dura di 30 minuti: poco, per chi vorrebbe seguire tutte e tre le protagoniste.
«È la durata di una visita usuale. Ma fino al 30 aprile, quel viaggio potrà essere ripetuto, gratuitamente, modificando ogni volta itinerario e combinazioni, sul sito www.collettivocollegamenti.com».

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