Pino Insegno si racconta: «Che fatica l'esordio con i porno, per doppiare Keanu Reeves ingannai Cecchi Gori»

L'attore ripercorre la lunga carriera da doppiatore, rivelando alcuni clamorosi aneddoti

Martedì 25 Gennaio 2022
Pino Insegno si racconta: «Che fatica l'esordio con i porno, per doppiare Keanu Reeves ingannai Cecchi Gori»

Una lunghissima carriera da doppiatore, che lo ha portato a diventare una delle voci più note e apprezzate d'Italia. Pino Insegno si racconta, dagli esordi fino alla definitiva consacrazione.

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Pino Insegno, l'esordio con i porno: «Ero sempre sfinito»

In un'intervista al Corriere della Sera, Pino Insegno ha rivelato che la carriera da doppiatore era iniziata prestando la voce agli attori porno: «Lavoravamo due giorni a settimana, ogni volta ero doppiamente sfinito, per la stanchezza fisica e per quella psicologica». Sulla fatica, Pino Insegno racconta un aneddoto: «La cosa più difficile era ansimare a vuoto, se lo fai per più di 30-40 secondi, mandi in iperventilazione il cervello. In 'Platoon', ad esempio, qualcuno svenne».

 

Pino Insegno e Cecchi Gori: «Lo ingannai per doppiare Keanu Reeves»

Uno dei personaggi a cui Pino Insegno ha prestato la voce e a cui è particolarmente affezionato è senza dubbio Scott Favor, interpretato da Keanu Reeves nel film 'Belli e dannati'. Fu proprio lì che la carriera spiccò un balzo decisivo. Il doppiatore rivela: «Per doppiarlo ingannai Vittorio Cecchi Gori. Lui non voleva uno della Premiata Ditta, feci il provino con il nome falso di Mario Persichetti. A creare scetticismo non era il porno, il problema era la tv. Da allora, ho doppiato 400 film da protagonista».

 

Pino Insegno: «Debutto a teatro grazie a mio padre»

Pino Insegno parla anche della carriera teatrale e del suo debutto, che non sarebbe mai avvenuto senza il supporto economico di suo padre Armando: «Sta per compiere 90 anni, faceva il vetrinista. Aveva già due mutui e una voglia pazza di starmi vicino, mi fece un prestito di sei milioni di lire e non ha mai rivoluto quei soldi indietro. Peraltro i soldi guadagnati con 'Giulio Cesare è... ma non lo dite a Shakespeare' li reinvestimmo subito».

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