Lucrezia Ercoli e il gran finale di Popsophia a Pesaro sui paradisi artificiali: «E' dedicato a Morrison»

Sabato 3 Luglio 2021 di Elisabetta Marsigli
Lucrezia Ercoli

PESARO - Serata conclusiva della nona edizione di Popsophia a Pesaro, a partire dalle ore 18,30, quest’anno dedicata ai “Paradisi artificiali”. Da Rocca Costanza a piazza del Popolo, il festival della pop filosofia, ha riportato, in questi anni, la discussione filosofica contemporanea nel suo luogo d’origine, l’agorà. L’opera di divulgazione di una filosofia legata alla contemporaneità è sempre stato uno degli obiettivi della direttrice artistica, nonché scrittrice e docente di filosofia, Lucrezia Ercoli. 
Un percorso non facile quello di riportare la filosofia in piazza, che vale anche per la sua professione di insegnante?
«Direi che è una doppia operazione di divulgazione che rende il linguaggio tecnico e asfittico della disciplina filosofica universitaria, aperto e comprensibile da tutti. D’altronde la filosofia serve per essere felici. Di edizione in edizione, abbiamo dimostrato che la filosofia non basta a se stessa e deve contaminarsi con la realtà contemporanea. Da qui l’indagine sulle serie tv, sulla musica, sulla poesia, sul cinema. Se la filosofia è indagine della realtà, non può trincerarsi, in modo alieno, tra le mura di un ateneo. Non esiste testo sacro che non possa essere messo in discussione dai filosofi e quindi “profanato”. Un apporto importante anche per le scuole, Popsophia mette a confronto i molteplici linguaggi del contemporaneo, per creare un mondo più sconfinato».
E quest’anno la contaminazione di “paradisi artificiali”...
«L’idea è stata quella di pensare al paradiso artificiale come a qualcosa che non ha bisogno di alterazione della percezione, se, come è vero, è frutto della nostra immaginazione e capacità di evasione dalla mera realtà. La musica, l’arte e la cultura pop, possono essere il nostro mezzo di viaggio verso questo sogno che poi è il paradiso. Sia Baudelaire che Jim Morrison avevano la stessa opinione sul fatto che l’uomo ha già tutte le capacità per realizzare il suo personale paradiso artificiale».
Al di là del riferimento più banale alle droghe, siete partiti da diverse esperienze di approccio con la realtà, spesso sviata dai social?
«Nella serata affronteremo l’uso delle droghe nel mondo arcaico, alle radici dei fenomeni pop con Regazzoni, e la “spiritualità” del rock con Noemi Serracini. Ma in questi giorni abbiamo voluto attraversare il mondo del digitale e come abbia cambiato anche il rapporto con l’aldilà».
E questa sera il gran finale dedicato a Morrison? 
«In realtà siamo partiti proprio da questa serata per realizzare il festival: dopo il ritratto di David Bowie e l’incontro con il fan club di Jim Morrison che ha il suo fondatore, Massimo Piscaglia, di Pesaro. Non c’è niente di più contaminato tra musica e filosofia di un personaggio dai mille interessi come Morrison, che amava Rimbaud ed era capace di inserire citazioni di ogni tipo nelle sue canzoni, ma non solo. Morrison rientra anche nella teoria nietzschiana del dionisiaco, della purificazione tramite catarsi: viveva sul suo corpo, come una menade sul palco, tutte le sue contraddizioni».

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