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Rosanna Vaudetti, la Signorina Buonasera, passa le vacanze ad Ancona: «Dal balcone al Passetto vedo la pineta dove giocavo con Celentano»

Rosanna Vaudetti, la Signorina Buonasera, passa le vacanze ad Ancona: «Dal balcone al Passetto vedo la pineta dove giocavo con Celentano»
Rosanna Vaudetti, la Signorina Buonasera, passa le vacanze ad Ancona: «Dal balcone al Passetto vedo la pineta dove giocavo con Celentano»
di Lucilla Niccolini
4 Minuti di Lettura
Domenica 14 Agosto 2022, 05:10

ANCONA - Seduta al dehors sul viale, la signora si volta di scatto, posando la tazzina, ed esclama: «Rosanna Vaudetti! L’ho riconosciuta dalla voce, sa». Dal tavolino accanto, lei sorride, di quel suo sorriso ineffabile, e le stringe la mano. Non c’è chi non riconosca la Signorina Buonasera, che ha lasciato Ancona, per diventare uno dei volti, e delle voci, più indimenticabili della televisione italiana.

 
La prova generale
«Era l’estate del ‘60, e mi preparavo alla prova generale di “Sogno di una notte di mezza estate”, per l’inaugurazione del Teatro Sperimentale, quando mi arrivò dalla Rai la convocazione al corso di presentatrice. Ho passato i mesi estivi a Firenze». Quella commedia di Shakespeare è stata l’ultima della sua carriera di attrice amatoriale, al seguito di Lirio Arena. «E una delle mie pochissime estati non trascorse nella mia città. Un’altra, quando per un programma sugli animali, sono andata in Toscana a imparare a montare a cavallo». Ma quella davvero memorabile risale a cinquant’anni fa, nel ‘72, quando fu lanciata la tivù a colori in Italia. Seduta al bar, con un bicchiere d’acqua davanti - «eviterei il caffè» - Rosanna rievoca quella stagione/spartiacque. «A giugno, stavo per venire ad Ancona con la famiglia. Uno dei miei figli aveva la febbre, mio marito e io decidemmo di temporeggiare. Poi, la notte, la notizia del sisma».

Un’estate diversa, senza Ancona: «la presentazione del David di Donatello a Taormina, poi “Giochi senza frontiere”, in giro per l’Europa». E il 26 agosto tenne a battesimo, con le dirette dalle Olimpiadi di Monaco, primo volto femminile, la Rai a colori. «Una rivoluzione copernicana: sullo schermo, immagini più reali, ma meno magiche. L’abito che portavo è esposto al Museo della Rai di Torino. Sarà al centro di una mostra per il cinquantenario».


L’intervento ad Ancona

L’anticipazione dell’evento, il 7 luglio scorso, all’Estate in diretta, su Rai1: la Vaudetti è apparsa in gran forma, solo quindici giorni dopo che, all’Ospedale di Torrette, l’équipe del professor Dello Russo le aveva impiantato un pacemaker. «Nello screenshot si nota il cerotto sulla clavicola. Anche in quella occasione, ho voluto ringraziare tutto lo staff. Mi ritengo fortunata». Ma come? «Che sia successo ad Ancona, un’eccellenza sanitaria». Rosanna Vaudetti si era sentita male a Portonovo, a giugno, appena entrata in mare. «Confidando nel clima caldo, ero andata da Giacchetti a fare il bagno. Ma l’acqua era fredda, e ho avuto uno shock termico. Svenuta, mi sono subito ripresa. Mi sono detta: devo farcela. Un angelo mi ha aiutato». O forse il suo Antonio, che da lassù la protegge. «Mio marito era innamorato di Ancona. L’estate del 2020, già malato, voleva convincermi a tornare qui. Aveva nostalgia del balcone che guarda il mare. I medici l’hanno dissuaso, se n’è andato a ottobre, a Roma».


L’amato balcone
Da quel balcone della sua casa di famiglia, Rosanna contempla il verde dell’Adriatico e della pineta. «Mi fa bene respirare quest’aria. Da quando sono qui, mi sento un’altra. Quanti ricordi, quante corse, in pinetina, a giocare a palla prigioniera con Adriano Celentano bambino». Dopo di lei, i suoi figli, Leonardo e Federico, hanno trascorso qui tutte le vacanze. «Ogni tanto, lungo il viale, o, come l’altro giorno a un bel concerto a Santa Maria della Piazza, incontro gli amici di un tempo, mi abbracciano». A loro, Rosanna dispensa il suo sorriso timido e solare, e una battuta scherzosa, con quella voce di miele e zenzero, che non tradisce l’origine anconetana. «Ho detto di no a Camilleri, quando mi chiese di recitare in dialetto. Poi, però, ho letto poesie in vernacolo al festival di Varano». Ad Ancona si può.

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