Vaccino ReiThera Spallanzani, come funziona (e perché è diverso dagli altri): ecco cosa sappiamo

Martedì 5 Gennaio 2021 di Stefania Piras
Vaccino ReiThera Spallanzani, come funziona (e perché è diverso dagli altri): ecco cosa sappiamo

Come funziona il vaccino italiano anti Covid che sta sviluppando Reithera? Per capire come agisce il vaccino e come reagisce il nostro corpo partiamo dalle metafore illustrate da Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell'ospedale Spallanzani che ha parlato delle "cellule T" come dei maestri d'orchestra e degli anticorpi come soldati in prima linea. Il vaccino si chiama Grad-Cov2 utilizza come vettore un adenovirus (famiglia di virus a cui appartiene anche il raffreddore) di gorilla. È stato messo a punto innestando sull’adenovirus (il vettore virale) il codice genetico della proteina spike del coronavirus. Questo vettore è stato costruito in modo da non replicarsi nell’organismo e non integrare le informazioni genetiche che trasporta nel genoma umano. 

Com'è fatto il vaccino

Come agisce il vaccino

Dopo l'iniezione, a 28 giorni dall'iniezione per la precisione, il team di ricercatori ha osservato la produzione di anticorpi, i soldati che formano l'esercito istruito per riconoscere e combattere il coronavirus, e linfociti T. Dalla sperimentazione è emersa un'attivazione armonica dell'immunità umorale (anticorpi) e dell'immunità cellulare (linfociti T) contro l’antigene codificato. La risposta immunitaria infatti è composta da due elementi: anticorpi e linfociti T.

Gli anticorpi: i soldati in prima linea 

Gli anticorpi sono i soldati in prima linea, ha spiegato il professor Ippolito. «Dopo 28 giorni dalla vaccinazione - ha spiegato Ippolito - oltre il 94 per cento dei soggetti nella fascia d'età 18-55 anni vaccinati con una sola dose ha prodotto anticorpi, ed oltre il 92,5 per cento  ha sviluppato anticorpi con potere neutralizzante nei confronti del virus». Vuol dire che 42 persone su 44 volontari a cui è stato somministrato il siero Reithera hanno sviluppato anticorpi neutralizzanti. Ma gli anticorpi sono solo una parte della risposta immunitaria.

I linfociti: le riserve dell'esercito o i maestri d'orchestra 

Perché  la risposta immunitaria produce anche i linfociti T che sono «le vere riserve dell'esercito», così li ha definiti Giuseppe Ippolito. Le cellule T sono quelle che lavorano sulle cellule infette e svolgono funzioni importantissime: stimolano la produzione di anticorpi, uccidono le cellule infettate dal virus e persistono per lunghi periodi garantendo una memoria immunologica efficace. Sono, ha detto ancora Ippolito usando una metafora inaugurata dal virologo Anthony Fauci «i maestri di cerimonia, i maestri di orchestra che coordinano e bilanciano i diversi tipi di immunità». Ci sono i linfociti CD4 che sono "protettivi" e i CD8 che sono quelli citotossici.  Un dato molto positivo che emerge dalle sperimentazioni: la risposta dei linfociti T è superiore rispetto a quella indotta dall'infezione, maggiore cioè degli anticorpi naturali che hanno sviluppato i convalescenti. 

«La risposta cellulare - ha continuato Ippolito -, ovvero la produzione di linfociti T indotta dal vaccino specifica contro la proteina spike del coronavirus, è risultata estremamente robusta in tutti i soggetti valutabili nella fascia d'età 18-55 anni, e potenzialmente più elevata di quella dei pazienti con infezione naturale da Sars-CoV-2. Inoltre, la risposta osservata nei soggetti anziani non differisce da quella dei soggetti più giovani». 

L'immunità dei linfociti T per il coronavirus, ha raccontato Giuseppe Ippolito, è stata un'intuizione del professor Alessandro Sette che vive e lavora a San Diego, in California. 

La sicurezza

Non c'è stato alcun evento grave a 28 giorni dalla somministrazione. Ci sono stati effetti indesiderati solo nella zona dell' iniezione ma si tratta di effetti che non hanno richiesto un intervento sanitario. Gli effetti indesiderati sono più lievi rispetto ai vaccini Pfizer e Moderna. Come rilevato anche dai dati raccolti da Stefano Milleri, direttore scientifico del Centro ricerche cliniche di Verona, dove si è svolta parte della sperimentazione, «le reazioni all'inoculazione nei volontari sono state transitorie e di lieve e limitata intensità: arrossamenti nella zona dell'iniezione, qualche linea di febbre, un pò di mal di testa, tutti sintomi spariti nel giro di poche ore, e modeste alterazioni dei parametri ematochimici senza segni clinici, potenzialmente associate all'attivazione del sistema immunitario».

Tempi

Per quanto riguarda i tempi: «non è irrealistico immaginare che il percorso potrebbe concludersi con l'approvazione da parte dell'agenzia regolatoria europea (Ema) entro la prossima estate», ha precisato Ippolito. 

Ultimo aggiornamento: 26 Gennaio, 22:55 © RIPRODUZIONE RISERVATA