Green pass, i tamponi salivari rapidi non valgono. Il ministero: ok ai vaccini in gravidanza

Sabato 25 Settembre 2021 di Alberto Gentili
Green pass, i tamponi salivari rapidi non valgono. Il ministero: ok ai vaccini in gravidanza

Il ministro della Salute, Roberto Speranza, con una nuova circolare prova a mettere un po’ di ordine sul fronte dei test salivari e dei vaccini per le donne in gravidanza e in allattamento. Ebbene, in base alle nuove disposizioni, i test antigenici rapidi salivari non sono validi per ottenere il Green pass, mentre sono idonei i test salivari molecolari che possono essere usati anche per lo screening per i bambini nelle scuole. Viene anche dato il via libera al vaccino dopo il primo trimestre di gravidanza o in allattamento.

Test salivari e green pass


Immediata la reazione di Matteo Salvini: «I test salivari molecolari sì, quelli rapidi ancora no. Noi invece contiamo che tutti i test possano essere utili ai fini del Green pass. Anche perché a metà ottobre se non si usa il buon senso, condanniamo all’isolamento milioni di italiani». Una linea condivisa dalla leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.
Ma torniamo alle indicazioni del ministero della Salute. «I test antigenici rapidi su saliva, sulla base delle evidenze disponibili, non sono al momento raccomandati come alternativa ai tamponi oro/nasofaringei», spiega la circolare firmata dal direttore alla Prevenzione Gianni Rezza, «in quanto non raggiungono i livelli minimi accettabili di sensibilità e specificità». Inoltre, i test antigenici su matrice salivare «sono al momento esclusi dall’elenco comune europeo dei test antigenici rapidi validi per ottenere la certificazione verde». Il famoso Green pass che si può avere dopo essersi vaccinati, se guariti dal Covid o con un tampone rapido effettuato nelle ultime 48 ore che salgono a 72 se si tratta di un tampone molecolare. La stessa circolare dà il via libera all’uso dei test salivari molecolari al fine di ottenere il lasciapassare verde, in quanto considerati più attendibili.

 

 

 

 

 


Questi test salivari molecolari, secondo la circolare del ministero della Salute, «almeno in una prima fase di avviamento potranno essere considerati un’opzione alternativa ai tamponi oro/nasofaringei esclusivamente in alcuni contesti, come nell’ambito di attività di screening in bambini coinvolti nel Piano di monitoraggio della circolazione del virus Covid-19 in ambito scolastico o per anziani nelle Rsa, disabili e sanitari». Come per il Green pass, invece «i test antigenici rapidi su saliva non sono al momento raccomandati».


Rezza spiega questa decisione sottolineando come «recenti evidenze scientifiche sui test salivari molecolari hanno individuato valori di sensibilità compresi tra il 77% e il 93%». Inoltre, alcuni studi condotti in ambito scolastico hanno «riportato una elevata concordanza tra i risultati ottenuti con test molecolare salivare e con test molecolare su campione nasofaringeo e orofaringeo». Però, visto che i test salivari molecolari «richiedono un numero più elevato di passaggi che comportano tempistiche più lunghe per il processamento dei campioni» e per evitare «il sovraccarico dei laboratori di microbiologia regionali, i test molecolari su campione salivare, almeno in una prima fase di avviamento, potranno essere considerati un’opzione alternativa ai tamponi oro/nasofaringei esclusivamente» in questi contesti: in individui (sintomatici o asintomatici) fragili con scarsa capacità di collaborazione (ad esempio anziani in Rsa, disabili, persone con disturbi dello spettro autistico), oppure appunto nell’ambito di attività di screening nelle scuole per i bambini delle scuole. «In caso di positività del test salivare molecolare», precisa inoltre la circolare, «non sarà necessario effettuare un test di conferma su campione nasofaringeo/orofaringeo».


GRAVIDANZA E ALLATTAMENTO


In un’altra circolare, il ministero della Salute dà il via libera al vaccino in gravidanza e in allattamento: «Si raccomanda la vaccinazione anti Covid-19, con vaccini a mRNA, alle donne in gravidanza nel secondo e terzo trimestre». Relativamente al primo trimestre, «la vaccinazione può essere presa in considerazione dopo valutazione dei potenziali benefici e dei potenziali rischi con la figura professionale sanitaria di riferimento». La vaccinazione è anche raccomandata per le donne che allattano, senza necessità di sospendere l’allattamento al seno. Questa raccomandazione si basa anche «sulle nuove evidenze relative alla maggiore morbosità associata alla variante Delta, della sua crescente circolazione e del notevole abbassamento dell’età mediana dell’infezione in Italia».
Le donne a maggior rischio di contrarre il virus (professioniste sanitarie, caregiver) o di sviluppare una forma grave di Covid-19 (chi ha più di 30 anni, obesità, altre malattie, cittadinanza di Paesi ad alta pressione migratoria) rimangono l’obiettivo prioritario per la vaccinazione in gravidanza. Ultima raccomandazione: «I sanitari devono spingere alla vaccinazione i conviventi per limitare ulteriormente il rischio di contagio delle donne in gravidanza e durante l’allattamento».
 

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA