Covid, Cauda (Gemelli): «Cautela e progressività, nella ripresa nessuno si può considerare al sicuro»

Covid, Cauda (Gemelli): «Cautela e progressività, nella ripresa nessuno si può considerare al sicuro»
Covid, Cauda (Gemelli): «Cautela e progressività, nella ripresa nessuno si può considerare al sicuro»
di Graziella Melina
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Giovedì 17 Giugno 2021, 06:09 - Ultimo aggiornamento: 16:24

Per continuare a tenere a bada l'epidemia «bisogna aumentare la capacità diagnostica ed effettuare, cosa ancora carente, il sequenziamento del virus».
Secondo Roberto Cauda, direttore di Malattie infettive del Policlinico Gemelli di Roma Roberto Cauda, «anche se è difficile prevedere l'evoluzione della pandemia, è più che opportuno approntare piani che prevedano una possibile situazione di endemia, cioè la presenza del virus in Italia per un tempo più o meno lungo».

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La situazione in Inghilterra, con l'aumento dei contagi, dimostra che l'epidemia non è ancora sotto controllo?
«Nel Regno Unito, in questo momento, alla luce del mutato scenario epidemiologico, si sta cercando di ritardare le aperture, inizialmente programmate per la seconda metà di giugno, alla seconda metà di luglio. E allo stesso tempo si cerca di accelerare la somministrazione della seconda dose che può conferire una migliore protezione. In ogni caso, la buona notizia è che a fronte di un aumento dei contagi, probabilmente grazie alla parziale copertura vaccinale offerta dalla prima dose, nel Regno Unito non sono aumentati né ricoveri in ospedale né decessi».
Anche in Italia dovrebbe essere messo in atto un piano per convivere con l'epidemia?

«Attualmente, la situazione italiana dal punto di vista epidemiologico è sicuramente migliore di quella del Regno Unito. L'esperienza recente ci insegna però che le varianti, specie quelle più trasmissibili, possono essere introdotte e soppiantare così la variante precedentemente prevalente. Dunque, alla luce di una situazione epidemiologica in divenire, nessuno si può considerare al sicuro, anche se in questo momento c'è una bassa circolazione del virus, il che consente il tracciamento dei contatti e la conseguente messa in atto delle misure di prevenzione».

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Quali misure si potrebbero adottare?
«La campagna vaccinale sicuramente rappresenta la modalità migliore per difenderci dall'infezione e tutto dipenderà da come sarà l'andamento dei contagi una volta che si raggiungerà una congrua percentuale di soggetti vaccinati, ossia l'80% ed oltre. Questo dovrebbe avvenire entro l'anno. Molto dipenderà dal tipo di virus circolante, cioè da quale variante sarà prevalente in quel periodo. Non si potrà certamente abbandonare la ricerca attiva dei soggetti che si infettano e dei loro contatti, operando sia l'isolamento che la quarantena. E poi dovrà essere posta particolare attenzione nell'evitare di importare casi dall'estero, stabilendo anche in questo caso eventuali quarantene, specie per quei soggetti provenienti dai paesi in cui la circolazione è ancora alta».
Secondo lei, ci sono lacune che vanno ancora colmate?
«Bisogna eseguire il maggior numero di tamponi associato al sequenziamento. In questo modo si identificano precocemente i contagi, quindi i contatti, e si ha una limitazione della diffusione del virus. Non dimentichiamo poi che il sequenziamento permette di identificare precocemente se una nuova variante viene introdotta e quanto è la sua diffusione nel territorio».
Quali sono le attività o i settori più a rischio di sviluppare focolai e necessitano quindi di controlli maggiori?
«Credo che con l'autunno, sulla base della percentuale dei soggetti vaccinati, bisognerà prestare attenzione ad alcune attività come l'apertura delle scuole. Questo non tanto perché la scuola di per sé sia un luogo pericoloso, ma perché attorno alla scuola ruotano situazioni legate alla vita sociale dei ragazzi. Andranno attentamente monitorati anche i trasporti. E poi, con la progressiva ripresa del lavoro non più dunque in smart working, occorrerà prestare attenzione anche alla sicurezza nelle sedi lavorative. Un valido ausilio può venire ad esempio dall'impiego dei green pass, dai tamponi, e specie nelle persone più piccole in età scolare, dai test salivari, che possono dare risultati utili per la prevenzione in tempi rapidi. Credo che le parole d'ordine siano cautela e progressività nella ripresa».

 

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