GB, Russia e Romania: senza Green pass e mascherine è boom di casi e di morti

Venerdì 22 Ottobre 2021 di Graziella Melina
GB, Russia e Romania: senza Green pass e mascherine è boom di casi e di morti

Il pericolo che la pandemia stia ricominciando ad alzare la testa preoccupa le autorità sanitarie di tutto il mondo. Sebbene in Italia la campagna vaccinale e l’utilizzo del Green pass stiano permettendo un graduale ritorno alla normalità - tanto da far ammettere con una punta di orgoglio al presidente del Consiglio Mario Draghi che la campagna vaccinale procede “più spedita rispetto alla media Ue” - i dati sui contagi e sui decessi che arrivano dal resto del mondo portano a dire che è ancora troppo presto per cantare vittoria. Basta dare uno sguardo alla situazione epidemica della Gran Bretagna, con oltre cinquantamila contagi al giorno, per rendersene conto. Pur essendo stati tra i primi a spingere l’acceleratore sulla profilassi, puntando sulle prime dosi all’inizio della campagna vaccinale, ora però un allentamento delle misure di sicurezza, mascherine in primis, sta riportando in modo pericoloso le lancette della pandemia all’indietro.

 

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In Francia stato d'emergenza fino al 31/7/2022

Più prudenti paiono ora i francesi, intenzionati a non sottovalutare i nuovi casi in rialzo. Per poter monitorare la situazione epidemiologica e poter decidere con rapidità le misure di contenimento necessarie, i francesi hanno deciso di prorogare lo stato di emergenza fino al 31 luglio 2022. L’Assemblea nazionale ha già dato il prima via libera al disegno di legge “Vigilanza sanitaria”. Il Senato si dovrà pronunciare il prossimo 28 ottobre.

Inutile dire che il timore non troppo remoto di una recrudescenza dei casi sta portando molti Paesi a ripensare i confini delle libertà individuali. La Russia, per esempio, che registra oltre mille morti al giorno, ha deciso di ricorrere alla chiusura delle attività non ‘necessarie” per 9 giorni. La Lettonia, dal canto suo, ha scelto la strada del lockdown. Anche in Romania le cose non vanno affatto bene: oltre 500 i decessi in un giorno. Del resto, la percentuale delle persone che hanno completato la vaccinazione qui è molto bassa e quindi il rischio di un’impennata dei casi è più che prevedibile.

La Bulgaria, intanto, non riuscendo a garantire una copertura vaccinale a tutta la popolazione, ha già deciso di introdurre (dal 21 ottobre) l’obbligo del green pass per le attività che si svolgono al chiuso. Servirà dunque la certificazione verde per andare al ristorante, alloggiare negli alberghi, seguire un evento al teatro, fare shopping e allenarsi nelle palestre. Ma se queste misure non daranno il risultato atteso, come ha anticipato il ministro della Salute Stoycho Katsarov, “non rimane altro che passare al lockdown totale“.

Intanto non si sente al sicuro nemmeno la Repubblica Ceca, dove i casi di covid viaggiano a quota 3mila in 24 ore, e il governo sta già pensando a nuove restrizioni per evitare il peggio. L’Ucraina non se la passa meglio. La percentuale delle persone vaccinate non arriva nemmeno al 20 per cento. E le misure che si prospettano per arginare la diffusione dei casi positivi al sars cov 2 non saranno di certo meno rigide dei Paesi vicini. La Grecia, intanto, pur non avendo introdotto l’obbligo del green pass nei luoghi di lavoro, prova ad aggirare la misura disponendo comunque che i lavoratori non vaccinati provvedano a proprie spese a sottoporsi ad un doppio tampone settimanale. Ovunque, ormai, tutti i Paesi hanno ripreso ad alzare la guardia.

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 23 Ottobre, 15:05 © RIPRODUZIONE RISERVATA