Vallefoglia, Carriera di nome e di fatto:
scelto da Forbes tra i giovani imprenditori

Venerdì 18 Gennaio 2019 di gianluca murgia
Vallefoglia, Carriera di nome e di fatto: scelto da Forbes tra i giovani imprenditori

VALLEFOGLIA - Carriera di nome e di fatto. Battuta scontata se hai 29 anni e sei già titolare di un ristorante a Mombaroccio, un altro a Candelara, di un chiosco-piadineria vicino all’ospedale di Pesaro, e Forbes Italia comunica di averti inserito nella pre-lista dei 150 imprenditori under 30 che meglio hanno rappresentato il made in Italy nel 2019.

Umberto Carriera, come ha reagito a Forbes?
«Era una raccomandata: una multa ho pensato, le colleziono... Poi, incredulità e confusione. Entrare in una qualsiasi lista di Forbes equivale ad essere inserito nella lista del Pallone d’oro se giochi a calcio, in quella degli Oscar se ami recitare».
Cosa diceva la missiva?
«Stanno stilando una lista “delle 50 giovani promesse imprenditoriali under 30 delle città di provincia del nostro Paese”»
  
Perché c’era Carriera?
«Non lo so. Lavoro moltissimo sui social. Tra i 30mila followers che ho su Instagram magari c’è qualcuno di loro. Nella raccomandata che ho ricevuto (assieme ad una mail), c’è un invito per il 12 e 13 marzo a Milano, nella loro sede. Questo non è un sogno che si avvera, nessuno sogna di essere su Forbes. E’ qualcosa di troppo grande. Quasi mi spaventa».

A 29 anni è titolare di tre attività. Come ha fatto?
«Con tanta fatica. Dopo aver aiutato i miei genitori nella loro piccola fabbrica, i primi anni dopo il diploma, ed aver frequentato Economia finanziaria ed Informazione media e pubblicità, senza conseguire la laurea, sentivo la necessità di creare qualcosa e affermarmi. Ho iniziato a studiare la realtà locale. Cercavo una sfida. Non mi piacciono le cose banali, i traguardi facili».

Ed è arrivato il primo locale.
«Una ristorante in collina, difficile da raggiungere, con nessun centro abitato nel raggio di chilometri ma con un panorama pazzesco, ed una struttura interna curata in ogni dettaglio, con alle spalle cinquecento anni di storia. Business plan fatti da solo, tipologia di cliente da individuare, selezione del personale... Così è nata “La Grande Bellezza”. Tre anni dopo, vedo un chiosco davanti l’ingresso dell’ospedale di Pesaro che cerca qualcuno che si prenda cura di lui. Ho pensato ad una piadina fatta in casa per davvero, senza lo strutto ma con l’extravergine di Cartoceto. Poi, qualche mese fa, l’idea di valorizzare uno dei borghi più belli della nostra provincia, Candelara, che “vive” per un periodo troppo breve, come quello delle Candele. L’idea: aprire un’Osteria accessibile a tutti, non far pagare l’acqua, offrire dei menù a poco più di 20 euro. Garantendo qualità, freschezza e sorriso. Oggi si sorride troppo poco».

Lei è anche padre di un bimbo. Come si incastra tutto?
«Si rinuncia a tanto. Lorenzo è la mia linfa vitale, capitano dei periodi in cui non riesco a vederlo per un giorno intero e mi devo far bastare una videochiamata di tre minuti. Non amo delegare e questo è il prezzo da pagare. I periodi in cui vedo poco mio figlio sono gli unici in cui mi viene voglia di mollare».

Nel cassetto che sogni ci sono ancora?
«Vivo di sensazioni. Quando mi viene in mente un’idea, vibro. Però mi piacerebbe tornare a lavorare in radio. Mi manca quella valvola di sfogo».

Nella sua pagina Facebook la descrizione è: “Business Man - Ho tre ristoranti ma non mangio pesce, pasta e verdure. Scrivo Romanzi”. Perché lei anche scrittore.
«Business man fa figo, ma ci scherzo su. Se serve, nei miei ristoranti, mi metto a lavare i piatti e le posate. Aiuta i ragazzi a capire che siamo una squadra, non una piramide. Il calamaio l’ho ripreso in mano da qualche settimana, nelle ore notturne ovviamente. Spero di terminare il secondo romanzo (il primo, evocativo, “Il coraggio delle scelte” edito da Guaraldi Lab, ndr) quanto prima».

Ma in Italia, allora, si può fare ancora business e sognare?
«Fare business in Italia è un’impresa. Per un giovane avere accesso al credito è impossibile. Io lavoro pochissimo con le banche, il minimo indispensabile. Lavoro, da sempre, solo in attivo. E il risparmio è pazzesco. Di recente ho deciso di acquistare “La grande bellezza”: sei mesi per ottenere un mutuo, tre banche diverse, i bilanci sono a posto... ma non avevo uno storico. Poi un direttore di una banca locale, che conosce da anni ciò che sto costruendo, non ha avuto dubbi ed ha messo la sua faccia per me: ha dato più valore alla persona che a tutto il resto».

Un messaggio ai coetanei?
«Fare business con l’attuale situazione economica e politica è possibile solo se siete disposti a rinunce e sacrifici. Non sono d’accordo con quelli che dicono che conta quello che provi durante il viaggio e non il risultato finale. Io penso esattamente l’opposto: con tutti i sacrifici che fai, devi raggiungere la meta, ad ogni costo. Sennò vivrai di rimpianti per ciò che hai sacrificato».

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